Il Canto di Paloma

IL CANTO DI PALOMA

di Claudia Llosa


Buio. Un canto che sembra un lamento. Un’anziana signora racconta il suo passato, il terrore negli occhi, il dolore nelle sue vene, e nel latte con cui ha cresciuto la sua bambina, figlia di una violenza. Nella scena iniziale c’è tutta la tragedia della storia di Fausta, la protagonista, nata da uno dei tanti stupri avvenuti durante il conflitto ventennale che ha avuto luogo in Perù, alla fine del secolo scorso, dove la violazione dei diritti umani era divenuta parte dell’orribile quotidianità. La pellicola di Claudia Llosa, vincitrice del Festival di Berlino, è fatta dello stesso dolore dei suoi personaggi, soffre con essi, e non lascia scampo allo spettatore, costretto a vivere le sofferenze del film, i suoi silenzi, i suoi dolorosi segreti.
Fausta vive nella povertà della periferia di Lima, l’imminente matrimonio della cugina sembra far passare in secondo piano la morte della madre. L’incubo di cui la ragazza è stata testimone dal ventre di sua madre sembra accompagnarla in ogni suo passo, al punto tale da spingerla ad infilarsi una patata nella vagina per avere uno scudo, una protezione contro i fantasmi del passato che non danno pace al presente, nonostante la guerra sia finita da anni. Unica via di scampo contro la paura è il canto, libero, improvvisato, consolatorio: come una bambina che cerca di allontanare i suoi incubi canticchiando, così Fausta attraverso il canto cerca di liberare la sua anima dal terrore in cui è nata e cresciuta.

Claudia Llosa racconta con una sensibilità tutta femminile una storia che potrebbe essere vera, figlia della Storia che il Perù ha conosciuto sulla propria pelle. Le immagini sono essenziali, i movimenti di macchina limitati, l’occhio della regista sembra perdersi nella povertà delle baraccopoli, chiamando lo spettatore a fare altrettanto. Le scenografie incantano, calde e suggestive, quasi ad offrire una via d’uscita dalla silente sofferenza del film. Per la giovane Fausta digerire il latte del dolore significherà trovare la strada che dalla paura si snoda verso la libertà.

Alessio Trerotoli

Uscita del film in Italia: 8/05/2009
Con:  Magaly Solier, Marino Ballón, Susi Sánchez, Efraín Solís, Bárbara Lazón, Karla Heredia, Delci Heredia, Anita Chaquiri
Nazionalità: Spagna, Perù
Anno: 2008
Genere: Drammatico

Feisbum

FEISBUM

di Alessandro Capone, Dino Giarrusso, Mauro Mancini, Serafino Murri, Giancarlo Rolandi, Emanuele Sana, Laura Luchetti

Social Netflop


In Italia si sa, ci crediamo sempre molto furbi, e ogni moda, ogni nuova tendenza è un motivo valido per costruirci intorno qualunque cosa, anche se fatta male, purché sia in linea con l’ultimo grido. E se l’ultimo grido è il fenomeno Facebook, il social network più diffuso al mondo (con 8 milioni di utenti soltanto in Italia), come non pensare di arrangiarci su un film per sfruttare al massimo l’ondata e richiamare al cinema più utenti/spettatori possibili? Ma non sempre 2+2 fa 4, perché gli otto episodi di questa commedia non sono altro che un’accozzaglia di personaggi improbabili, che mostrano le pratiche meno diffuse del social network e poco hanno a fare con il fenomeno in questione. Ma facciamo un passo indietro.
Facebook si basa soprattutto sulla possibilità di ritrovarsi sul web con amici e conoscenti di cui da tempo si erano perse le tracce (compagni di scuola, ex-fidanzate, ecc), oltre ovviamente a mantenere i contatti con persone che vivono a chilometri di distanza. Quello che invece mostra questo film a episodi è un lato del tutto truffaldino di tutto ciò: c’è chi si finge un surfista australiano per rimorchiare la ragazza che gli piace, chi simula di essere un misterioso missionario a Mogadiscio per truffare una sconosciuta, chi finisce all’ospedale perché non ha più i suoi ventimila (!) amici sul profilo, e via dicendo. In quest’ottica il film cerca di estremizzare la facciata più assurda degli utenti dei social network, e l’idea si potrebbe anche accettare se il tutto non fosse trattato con una superficialità e un’approssimazione tale da voler abbandonare la sala prima dei titoli di coda (e sarebbe un errore, visto che l’episodio più carino è proprio dopo di questi).

Ad ogni modo affidare l’ingrato compito di girare questi otto episodi ad un manipolo di giovani registi è stata un’idea piuttosto apprezzabile, anche se a dirla tutta il risultato finale non è stato proprio quello desiderato: più che dare agli esordienti la possibilità di mettersi in mostra, il film sembra una missione suicida per soldati alle prime armi. Un film diretto agli utenti di Facebook che sembra scritto appositamente per non piacere agli utenti di Facebook: un vero e proprio delitto cinematografico.

Alessio Trerotoli


Uscita del film in Italia: 8/05/2009
Con: Primo Reggiani, Gianni Garofalo, Anna Foglietta, Giulia Bevilacqua, Corrado Fortuna, Pietro Taricone, Gigi Angelillo, Rosaria De Cicco, Alessandro Roja, Pietro De Silva, Claudia Potenza, Margherita Massicci, Daniele De Angelis, Eugenia Costantini
Nazionalità: Italia
Anno: 2009
Genere: Commedia

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Che - Guerrilla

CHE - GUERRIGLIA

di Steven Soderbergh

O victoria o colpo di sonno


Come va intesa l’operazione Che Guevara realizzata da Steven Soderbergh? Due film separati, indipendenti, oppure un’opera unica, spezzata in due metà? La verità probabilmente sta nel mezzo: da un lato le due parti rappresentano i momenti decisivi dell’intensa vita del Che (non di Ernesto Guevara de la Serna, la cui storia è stata raccontata da Walter Salles nei bellissimi “Diari della motocicletta”), imponendosi come un biopic piuttosto uniforme sugli ultimi vent’anni del rivoluzionario argentino. Dall’altro si tratta però di due pellicole profondamente diverse: laddove la prima eccelleva (nel montaggio, nella narrazione, nello stile), la seconda si rivela invece piuttosto deludente.
Già dal titolo – Guerriglia – si intuisce che stavolta i giochi saranno differenti: la discussione politica (uno dei punti forti de “L’Argentino”) sparisce dalla narrazione, i salti temporali del film precedente lasciano spazio ad una fabula lineare e piuttosto banale, inoltre il personaggio stesso del Che sembra perdere le tantissime sfumature che avevano contribuito ad esaltarne il fascino nel primo film. Differenze quantomeno bizzarre per un’opera concepita come un film unico, anche perché la giungla boliviana non è poi così differente dalla Sierra cubana. Forse il Che (e di conseguenza il film) senza un personaggio complementare come Fidel Castro perde gran parte del suo fascino? Di certo la seconda parte dell’opera di Soderbergh senza Castro va a perdere un punto di riferimento politico fondamentale, per trasformarsi in due ore di vita da giungla, noiosa, piatta, dove i punti morti hanno la meglio sui guerriglieri e sul loro comandante. Inoltre la rivoluzione cubana, inutile dirlo, ha un fascino totalmente diverso rispetto all’improbabile rivoluzione boliviana, dove il Che è un personaggio già raccontato, già affermato, già visto e, quel che peggio, non voluto.

“Guerriglia” difetta proprio dove “L’Argentino” aveva convinto, lasciandoci perplessi di fronte ad una seconda parte decisamente al di sotto delle aspettative, dove la fine del comandante si rivela quasi una liberazione. Nella bellissima “Transamerika” i Modena City Ramblers, a proposito della morte del Che, dicevano che “regna l’ombra in Valle Grande”. Per colpa di Soderbergh a regnare in Valle Grande stavolta è soltanto la noia.

Alessio Trerotoli




Uscita del film in Italia: 30/04/2009
Con: Benicio Del Toro, Demian Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Mínguez, Jorge Perugorría, Edgar Ramirez, Victor Rasuk, Armando Riesco, Catalina Sandino Moreno, Rodrigo Santoro, Unax Ugalde, Yul Vázquez, Carlos Bardem, Joaquim de Almeida, Eduard Fernández
Nazionalità: Spagna, Francia, USA
Anno: 2008
Genere: Biografico, Drammatico, Guerra



State Of Play

STATE OF PLAY

di Kevin Macdonald

Manuale di giornalismo


Una volta Filippo Sacchi ha scritto che al cinema conta soltanto una cosa: il cinema. Così come in amore conta una cosa soltanto: l’amore. Soprattutto per questo motivo l’ultimo lavoro di Kevin Macdonald merita tutti i nostri consensi: perché nonostante un colpo di scena finale un po’ forzato e una struttura narrativa che non aggiunge molto al genere, si tratta di cinema puro, al 100%, che va oltre quelli che potrebbero essere i suoi difetti per andare dritto all’obiettivo: insinuare i suoi tentacoli lungo le poltroncine del cinema e avvinghiare il pubblico negli intrighi della trama, sorretta dallo sguardo sornione dell’ottimo Russel Crowe (gladiatore d’esperienza).

Al veterano della carta stampata Cal McAffrey viene affidato un pezzo sull’omicidio di un giovane scippatore, ucciso la notte precedente a colpi di pistola. In redazione arriva anche la notizia della morte accidentale della giovane assistente di un uomo politico in ascesa, Stephen Collins: si (s)parla di una relazione tra il politico e la ragazza, una succosa notizia di gossip per il blog della versione online del giornale, tenuto dalla caparbia Della Frye. I due giornalisti, nonostante le iniziali diffidenze (interessante in tal senso l’accenno alla diatriba tra giornalista cartaceo e blogger, una tematica molto attuale che meriterebbe un approfondimento a parte), troveranno una relazione tra i due casi, dietro ai quali si nasconde uno scandalo da milioni di dollari.

Macdonald omaggia a gran voce “Tutti gli uomini del presidente” (probabilmente il capolavoro essenziale sul mondo del giornalismo), mostrando il lavoro che c’è dietro un’inchiesta giornalistica, e allo stesso tempo la faccia meno pulita del mondo della politica. Giorni e notti dedicate ad inseguire una voce, un contatto, una fonte, tutto per riuscire a mandare l’articolo in stampa, per urlare a squarciagola una versione della verità, quella di un giornalismo che sembra non esistere più. E finalmente sui titoli di coda le rotatorie possono stampare parole e sudore di un articolo, sulle note sofferte dell’azzeccata “Long as I can see the light” dei Creedence.

Alessio Trerotoli

Uscita del film in Italia: 30/04/2009
Con: Russell Crowe, Ben Affleck, Rachel McAdams, Helen Mirren, Wendy Makkena, Katy Mixon, Viola Davis, Jeff Daniels, Maria Thayer, Harry Lennix, David Harbour, Rob Benedict, Zoe Lister Jones, Gregg Binkley, Arabella Field
Nazionalità: USA, UK, Francia
Anno: 2009
Genere: Crimine, Drammatico, Thriller

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Nemico Pubblico n°1 - parte seconda

NEMICO PUBBLICO N°1 - L'ORA DELLA FUGA (parte II)

di  Jean-François Richet

Parigi a mano armata


Chi era davvero Jacques Mesrine? Un delinquente? Un gangster? Un idealista? Un rivoluzionario? Un gentiluomo? Un trasformista? Un genio? La risposta è probabilmente in tutti questi attributi, ed è la risposta che il regista Jean François Richet prova a dare attraverso questo biopic, finalmente completo dopo la prima parte, “L’istinto di morte”, che aveva lasciato in sospeso troppi lati della personalità di Mesrine. Ora possiamo dirlo: si tratta di un grande film, completo, ricco di azione, fascino, humour, personalità. Vincent Cassel da parte sua incolla alla poltrona e lo fa con il sorriso sulle labbra.
“L’ora della fuga” chiude perfettamente il cerchio aperto con “L’istinto di morte”: Mesrine è tornato in Francia, continua ad essere catturato dalla polizia e puntualmente ad evadere in modo rocambolesco, si innamora, diventa un fenomeno mediatico, popolare, anche grazie all’autobiografia che scrive in carcere e alle interviste rilasciate ai magazine francesi: «Non ho l’impressione di infrangere la legge, ma solo di rubare a chi ruba più di me», afferma ai microfoni dei giornalisti, nonostante il suo compagno di fuga (Mathieu Amalric, sempre ottimo) gli ricordi che sono «delinquenti, non idealisti». Ma Mesrine è uno che amava cantare «Je ne regrette rien» (“io non rimpiango nulla”): c’è da crederci.

Mesrine (guai a non pronunciarlo come vuole il protagonista, ovvero Merìn!) è un nome entrato nella leggenda: un brutale terrorista per la società, un leale idealista per chi l’ha avuto vicino, un trasformista capace di farsi beffe del capitalismo imperante (celebre la sua crociata contro il sistema bancario). Attenzione: l’opera di Richet non intende idealizzare un omicida, ma semplicemente offre un punto di vista il più possibile obiettivo su una personalità complessa e interessante come quella di Mesrine, regalando al cinema francese un personaggio affascinante nelle sue sfumature quanto spaventoso nella sua pericolosità.

Alessio Trerotoli

Uscita del film in Italia: 17/04/2009
Con: Vincent Cassel, Ludivine Sagnier, Gérard Lanvin, Samuel Le Bihan, Mathieu Amalric, Olivier Gourmet, Georges Wilson, Michel Duchaussoy, Myriam Boyer, Alain Doutey, Anne Consigny, Laure Marsac, Alain Fromager
Nazionalità: Francia, Canada
Anno: 2008
Genere: Azione, Biografico, Crimine, Drammatico, Thriller

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Disastro a Hollywood

DISASTRO A HOLLYWOOD
di Barry Levinson

Il paradiso perduto del cinema

“Il mondo del cinema è un rigagnolo di soldi spietato e superficiale dove i ladri e i ruffiani girano a piede libero, e le persone perbene crepano come cani. Ma poi c’è anche un lato negativo”. Così afferma Bruce Willis in una scena del film, e la descrizione sembra perfettamente inserirsi all’interno della cornice confezionata dal premio Oscar Barry Levinson, maestro nel raccontare giochi di potere e cinici meccanismi della società americana. “Disastro a Hollywood”, basato sul libro del produttore Art Linson (anche sceneggiatore del film), è una movimentata commedia in cui i fili dell’industria cinematografica si intrecciano e si sfaldano fino a soffocare i personaggi stessi che li muovono.

Il passare dei giorni scandisce il ritmo del film: saranno due settimane d’inferno per il navigato produttore Ben (Robert De Niro), alle prese con un film da rimontare anche contro il volere del regista (prima della presentazione a Cannes); Bruce Willis che a causa del suo look irriconoscibile potrebbe mandare a monte una nuova pellicola e i contratti ad essa legati; i problemi dovuti alla separazione dalla moglie ed una figlia non proprio innocente. Affari di cuore e affari di cinema, amori irrecuperabili e attori impresentabili, agenti complessati e registi testardi: in due settimane la vita di Ben non conosce pause, non conosce sorrisi, solo una lunga salita che sembra portarlo verso l’orlo del precipizio.

Quello di Levinson è cinema che si nutre di se stesso e che gioca a prendersi anche un po’ in giro: l’armonica di Ennio Morricone accompagna lo spoglio dei commenti del pubblico dopo l’anteprima disastrosa del nuovo film con Sean Penn, Bruce Willis che non vuole essere Bruce Willis, agenti che temono i loro stessi clienti. Un vero e proprio girone dell’inferno dove la dannazione eterna è costituita dall’industria hollywoodiana, con i suoi contratti, le sue penali, i suoi insostenibili ritmi, mentre fuori dall’ufficio c’è una vita privata che aspetta il paradiso. Ma quello di Ben, al contrario di Levinson, non è altro che un paradiso perduto.

Alessio Trerotoli

Uscita del film in Italia: 17/04/2009
Con:  Robert De Niro, Bruce Willis, Stanley Tucci, John Turturro, Sean Penn, Robin Wright Penn, Kristen Stewart, Michael Wincott
Nazionalità: USA
Anno: 2009
Genere: Commedia, Drammatico

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Gli amici del bar Margherita

GLI AMICI DEL BAR MARGHERITA

di Pupi Avati

Eravamo quattro amici al bar

Il 1954 è stato un anno speciale nella storia italiana: l’avvento della televisione, la nascita del festival di Sanremo, il lancio delle prime automobili utilitarie lo ha reso probabilmente uno dei momenti più accecanti del boom economico, dove illusioni e speranze si fondevano in un tutt’uno con l’ottimismo. All’interno di questa cornice nasce l’ultimo film di Pupi Avati, che attraversa la Bologna raccontata dal “Papà di Giovanna” per spostarsi verso un leggendario bar della celebre via Saragozza, con i suoi eclettici frequentatori.

L’occhio del regista è offerto dalla figura di Taddeo, detto Coso, un ragazzo di 18 anni che non desidera altro che entrare a far parte della cerchia del bar Margherita. L’occasione arriva quando Al decide di usare il ragazzo come autista per i suoi giri notturni: Coso entra così a far parte di un mondo speciale nella sua normalità, fatto di tic, sogni, goliardia e scherzi mostruosi. La carrellata di personaggi del bar vanta le personalità più differenti, che messe insieme riescono a creare un’alchimia esplosiva, capace di far saltare matrimoni o di mandare a Sanremo chi non sa cantare.

Diego Abatantuono, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè, Fabio De Luigi, Laura Chiatti, Luisa Ranieri, Gianni Cavina, Katia Ricciarelli e il giovane Pierpaolo Zizzi: solo alcuni dei nomi di questo film corale che permette a Pupi Avati di tornare con la mente alla sua adolescenza per raccontare personaggi da lui mitizzati, innalzati a veri e propri déi, prima che la maturità e i sogni nel cassetto lo portassero lontano da quei luoghi protettivi ma privi di futuro. Un film corale dove ogni personaggio è la ruota di un carro che funziona, che magari non va troppo lontano, ma che riflette la nostalgia per un passato ascoltato mille volte nei leggendari racconti di genitori e zii, quando si stava meglio pur stando peggio. Avati non fa altro che questo: racconta la storia della “sua” Bologna con il cuore in una mano e la macchina da presa nell’altra, e soprattutto con lo sguardo di un uomo maturo degli anni 2000. L’Italia era anche questa qua.

Alessio Trerotoli
Uscita del film in Italia: 3/04/2009
Con:  Diego Abatantuono, Pierpaolo Zizzi, Laura Chiatti, Fabio De Luigi, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè, Luisa Ranieri, Claudio Botosso, Gianni Ippoliti, Gianni Cavina, Katia Ricciarelli
Nazionalità: Italia
Anno: 2009
Genere: Commedia, Drammatico

Mostri contro Alieni

MOSTRI CONTRO ALIENI

di Rob Letterman e Conrad Vernon

La rivincita dei diversi

Il cinema d’animazione, si sa, negli anni ha trasformato le sue caratteristiche peculiari, smentendo radicalmente quei vecchi cliché ormai lontani che lo definivano “cinema per bambini”. Il genere in questione è divenuto terreno fertile per commedie adatte ad un pubblico senza età, che diverte i cinefili per le sue citazioni colte, che esalta i più piccoli per la simpatia dei personaggi, che gratifica i genitori per i messaggi istruttivi insiti nei film. Non fa eccezione il nuovo miracolo della Dreamworks, “Mostri contro Alieni”, che sfrutta tutte le potenzialità della tecnologia di ultima generazione (sperimentando una nuova versione in 3D, esperienza imperdibile) per raccontare un’avventura ricca di spunti divertenti e buone vibrazioni.

Susan (nella versione originale doppiata da Reese Whiterspoon) sta per sposarsi: un attimo prima delle nozze entra in contatto con una meteora che ne modifica il codice genetico, rendendola una gigantesca ragazza di 15 metri. L’esercito la cattura e la segrega insieme ad una poco invidiabile collezione di esseri mostruosi: uno scienziato pazzo dalla testa di scarafaggio, un ibrido tra una scimmia e un pesce, una massa di gel indistruttibile e una larva gigante. Susan si ritrova catapultata in un mondo incredibile, e ben presto si ritroverà costretta a tirar fuori qualità che mai aveva sospettato di avere per far fronte, insieme ai suoi nuovi amici, ad un attacco alieno in piena San Francisco: la mostruosa accozzaglia infatti è l’ultima risorsa dell’esercito americano contro la minaccia extraterrestre (sulla falsariga dell’indimenticabile “Quella Sporca Dozzina” di Robert Aldrich, dove mostri e alieni erano sostituiti da ergastolani e nazisti).

Se i mostri, nonostante la diffidenza, risultano i più adatti alla situazione, non fanno di certo bella figura i cosiddetti “umani”, arrivisti ed egoisti come il fidanzato di Susan, impacciati e inetti come lo spassosissimo presidente degli Stati Uniti (eccezionale la sua performance musicale in pieno stile “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo”), guerrafondai ambiziosi come il generale dell’esercito (un limpido omaggio al kubrickiano generale Turgidson de “Il Dottor Stranamore”).
Rispetto nei confronti dei “freaks”, un corso di autostima e unità d’intenti tra individui diversissimi tra loro: l’inno della “United Colours of Dreamworks” funziona e diverte, senza lasciare da parte lo spettacolo.

Alessio Trerotoli

Uscita del film in Italia: 3/04/2009
Con: Reese Witherspoon, Hugh Laurie, Seth Rogen, Paul Rudd, Kiefer Sutherland, Rainn Wilson, Will Arnett, Stephen Colbert
Nazionalità: USA
Anno: 2009
Genere: Animazione,  Azione, Fantascienza

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I Mostri Oggi

By StephWithPh on 08:37

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ANTEPRIMA - I MOSTRI OGGI

di Enrico Oldoini

Li “mostracci” vostra

Negli anni 60 il boom dei film ad episodi portò Dino Risi alla realizzazione de “I Mostri”, un geniale susseguirsi di scenette nelle quali Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi si imponevano sulla scena da veri e propri padroni. Nel 1977 “I Nuovi Mostri”, diretto da Dino Risi, Mario Monicelli ed Ettore Scola, riuscì addirittura ad ottenere una nomination all’Oscar come miglior film straniero. Su queste basi Oldoini realizza un terzo capitolo della serie, praticamente un suicidio artistico, perché mettersi in gioco con una tradizione tale alle spalle è impresa ardua e, per la commedia italiana di oggi, praticamente impossibile: un po’ come impiantare le gambe di Woody Allen sul fisico di Arnold Schwarzenegger.
I mostri degli anni duemila sono mostrati, scusate il gioco di parole, attraverso sedici piccole scene, nelle quali emergono vizi, ipocrisie e debolezze degli italiani di oggi. Sullo schermo si alternano i vari Diego Abatantuono, Claudio Bisio e Giorgio Panariello, supportati da Sabrina Ferilli, Angela Finocchiaro, Carlo Buccirosso, Neri Marcorè, per citare qualche nome. Da questo punto di vista il cast funziona: in particolare vanno citati l’ottimo Panariello dell’episodio “Fanciulle in fiore” e Angela Finocchiaro in tutti i ruoli (la sua presenza meritava di essere più sfruttata).

Paragoni rispetto ai primi due film sono improponibili e risulterebbero alquanto imbarazzanti, e la domanda è piuttosto spontanea: cosa manca davvero alla commedia italiana dei giorni nostri rispetto a quella di quasi mezzo secolo fa? La risposta è semplicemente nei nomi: non additateci come nostalgici se insistiamo nel citare Gassman, Tognazzi, Sordi, Manfredi, Monicelli, Scola, Risi, Age e Scarpelli, solo per dirne qualcuno. Con tutto il rispetto per l’impegno profuso da Oldoini e dal suo staff, ai quali va riconosciuto il coraggio di buttarsi in un progetto così rischioso (i paragoni con il passato, per quanto andrebbero evitati, alla fine risultano inevitabili), la commedia italiana di oggi ha bisogno di idee nuove, di qualcosa di totalmente diverso: ma tutto questo interesserà ben poco, visto che la legge del botteghino darà sicuramente ragione ad Enrico Oldoini e ai suoi mostri.

Alessio Trerotoli

Uscita del film in Italia: 27/05/2009
Con: Diego Abatantuono, Carlo Buccirosso , Sabrina Ferilli, Giorgio Panariello, Angela Finocchiaro, Claudio Bisio
Nazionalità:  Italia
Anno: 2009
Genere: Commedia

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Ponyo sulla scogliera

PONYO SULLA SCOGLIERA

di Hayao Miyazaki

Il premio Oscar Hayao Miyazaki torna con una favola ambientalista dedicata ai più piccoli, ma che anche stavolta accarezza gli occhi con la sua delicata innocenza e la dolcezza dei suoi personaggi. Un viaggio di formazione, un inno all’amore per l’ambiente e quel pizzico di magia da sempre un tratto tipico dello stile Miyazaki, oltre a rappresentare un sincero simbolo di coraggio, e amicizia tra diversi.




In un villaggio marittimo del Giappone il piccolo Sosuke trova casualmente un pesce rosso, arrivato a riva incastrato dentro un barattolo di marmellata. Il bambino decide di prendersi immediatamente cura di Ponyo (così ribattezza il pesciolino), ignorando che in realtà è una delle tante creature marine sfuggite dal regno di Fujimoto, uno stregone che prova risentimento verso gli umani, causa principale dell’inquinamento delle acque. Fujimoto riesce a recuperare Ponyo dalle mani di Sosuke, ma il pesce rosso grazie alla magia riuscirà a trasformarsi in una bambina e a tornare dal suo amico, con il quale intraprenderà una grande avventura per il bene delle persone che amano e per riportare la pace tra il mondo marino e quello terrestre.

Le immagini di Miyazaki riscoprono la bellezza e i misteri dei fondali marini, in una versione contemporanea de “La sirenetta” di Andersen, affidando a due bambini speciali il compito di rispondere ai problemi del nostro tempo, con uno splendido oceano che si erge a protagonista assoluto dell’intera opera, con la sua vita, i suoi colori, le sue onde gentili e minacciose al tempo stesso: negli occhi abbiamo ancora la splendida rincorsa di Ponyo, a piedi nudi sulle acque, per riabbracciare il suo amico Sosuke. Miyazaki regala una storia infantile e dolcissima, un’occasione per emozionare i più piccoli e sensibilizzare il pubblico adulto. Il consiglio che vi diamo e di lasciarvi cullare sulle onde delle immagini del Maestro, e riscoprire il piacere, le gioie e l’entusiasmo dell’infanzia.

Alessio Trerotoli

Uscita del film in Italia: 20/03/2009
Nazionalità: Giappone
Anno: 2008
Genere: Animazione, Avventura, Famiglia

Nemico Pubblico n°1

 NEMICO PUBBLICO N°1 – L’ISTINTO DI MORTE (parte I) 

di Jean François Richet

Il gangster dai mille volti

Realizzare un film in due parti separate è un progetto ambizioso quanto rischioso: di certo può rivelarsi un successo se a firmare l’opera c’è un certo Quentin Tarantino (vedi “Kill Bill” o il recente “Grindhouse”), e può sicuramente far presa sul pubblico se il personaggio in questione è un’icona mondiale (ad esempio il Che Guevara di Soderbergh con Benicio Del Toro). Al centro del progetto di Richet, regista praticamente sconosciuto all’estero, c’è invece un leggendario criminale francese, Jacques Mesrine, un nome che solo al di là delle Alpi sembra riuscire a dire qualcosa. Eppure l’ambiziosa e, come detto, rischiosa intenzione di Richet potrebbe consegnare alla storia della cinematografia francese un personaggio unico e dal fascino ipnotico.

Il film è tratto dal romanzo autobiografico che Mesrine ha scritto in carcere prima di una storica e incredibile evasione: Pichet resta fedele alla descrizione del gangster, realizzando un biopic che alterna con astuzia atmosfere noir con scene da prison-movie all’americana. Dopo un’esperienza in Algeria, tra le fila dell’esercito francese, dove per Mesrine avviene il classico “battesimo del fuoco”, la vicenda si sposta tra le vie di Parigi. L’ex-soldato si ritrova senza lavoro ma con tante ambizioni: il modo più facile per ottenere soldi e potere è la via della criminalità. Una volta introdotto nell’organizzazione del boss Guido, la vita di Mesrine è trascinata dal vento della criminalità, che lo porterà all’esilio forzato in Canada, in compagnia della sua amata Jeanne, con cui forma una nuova coppia in stile Bonny e Clyde.

Mesrine, impersonato dal sempre convincente Vincent Cassel, è raccontato con sensibilità e intelligenza: le due facce di una medaglia da un lato macchiata dal sangue delle sue vittime, dall’altra capace di far brillare l’indissolubile lealtà di un criminale innamorato della sua donna e in grado di onorare ogni volta la parola data. Funziona (e bene) la parte francese del film, arricchita dalla presenza di Gerard Depardieu, e permeata di quelle atmosfere buie che la scuola francese ha esportato in tutto il mondo; meno convincente la metà canadese, fatta di prigioni e un direttore spietato dal vago sentore di dejà-vu. Per un giudizio più completo sarà doveroso attendere la seconda metà dell’opera, intitolata “L’ora della fuga”, che arriverà da noi in aprile, nel frattempo la leggenda dell’uomo dai mille volti sembra avere le carte in regola per affascinare anche il pubblico italiano. Staremo a vedere.
Alessio Trerotoli

Uscita del film in Italia: 13/03/2009
Regia: Jean-François Richet
Con : Vincent Cassel, Cécile De France, Gérard Depardieu, Roy Dupuis, Elena Anaya, Gilles Lellouche, Michel Duchaussoy, Myriam Boyer, Florence Thomassin, Ludivine Sagnier, Gilbert Sicotte, Abdelhafid Metalsi
Nazionalità: Francia, Canada, Italia 
Durata: 113'
Anno: 2008
Genere: Azione, Biografico, Crimine,  Drammatico, Thriller


Due Partite

By StephWithPh on 09:53

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DUE PARTITE
di Enzo Monteleone

Otto donne a carte scoperte


Portare il teatro sul grande schermo ha sempre un fascino particolare: ne sa qualcosa Sidney Lumet, che esordì alla regia proprio con la trasposizione cinematografica di un’opera teatrale (il capolavoro “La parola ai giurati”). Enzo Monteleone ha raccolto la sfida di Cristina Comencini, creatrice e regista dell’opera teatrale nonché sceneggiatrice del film, e ha provato a raccontare la storia di due generazioni femminili, otto donne incorniciate dalla sensibilità maschile del regista, bravo nel non cadere nel facile e banale confronto tra due generazioni, ma capace di esprimere con fluidità il corso delle situazioni, mostrando la naturale evoluzione della donna piccolo-borghese degli anni 60 nella donna emancipata degli anni 90.

Anni 60: quattro amiche (Isabella Ferrari, Paola Cortellesi, Marina Massironi e Margherita Buy) si incontrano ogni giovedì nel salotto di una di esse per giocare a carte. La partita è l’occasione per raccontarsi amori, infedeltà, storie di maternità, delineando il significato di essere donna. Nella stanza accanto le loro bambine giocano spensierate.
Anni 90: le quattro bambine di trent’anni prima sono ormai donne (Claudia Pandolfi, Alba Rohrwacher, Carolina Crescentini, Valeria Milillo). Si incontrano in occasione del funerale di una delle madri, nello stesso soggiorno dove avvenivano le famose partite a carte. Sembra che le ragazze non si vedano da tempo, questo nuovo incontro è il momento ideale per raccontare le loro vite, i loro desideri, i loro sogni, il loro rapporto con gli uomini.

Gli anni passano, l’essere donna sembra essere un concetto in continua evoluzione all’interno di una società sempre meno maschilista, ma nel profondo dei loro pensieri, nel loro cuore le donne sono sempre le stesse di trent’anni prima: sognatrici, energiche, piene di speranze e di paure. Monteleone rende fluida la messa in scena, facendo giocare a carte scoperte le sue otto protagoniste, incorniciando il periodo con belle musiche (su tutte “Se Telefonando” di Mina) e malinconiche melodie (inconfondibile il pianoforte di Yann Tiersen, preso in prestito dalla colonna sonora di “Goodbye Lenin”). Un film fortemente teatrale, girato praticamente in un ambiente unico, ma pieno di ritmo e di colori, il tutto scandito dall’ironia delle sue otto bravissime interpreti, che fanno a gara di bravura, tagliando il traguardo all’unisono.


Alessio Trerotoli

Uscita del film in Italia: 06/03/2009
Con : Margherita buy, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini, Isabella Ferrari, Marina Massironi, Valeria Milillo, Claudia Pandolfi, Gabriella Pession, Vittoria Puccini, Alba Rohrwacher
Nazionalità: Italia
Anno: 2009
Genere: Drammatico 

Inkheart

By Ufficio Stampa Universy Tv on 10:37

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INKHEART – LA LEGGENDA DI CUORE D’INCHIOSTRO

di Iain Softley


Il cuore è d’inchiostro ma la penna non scrive

A metà strada tra “Il mago di Oz” e “La storia infinita”, l’ultimo film di Iain Softley sembra non essere né carne né pesce, fallendo nel tentativo di appropriarsi della magia del film di Fleming, e sforzandosi inutilmente di conferire fascino e mistero al romanzo protagonista della vicenda, finendo tristemente per somigliare alla parodia di se stesso. Eppure elementi validi su cui far leva ce n’erano: il potere del protagonista di far uscire dai libri i personaggi era di per sé un’idea dal potenziale eccezionale, trattata colpevolmente in modo forse superficiale, di certo non soddisfacente. Così come si poteva sfruttare meglio la meravigliosa ambientazione offerta dalla riviera ligure, in particolare nella splendida cornice di Alassio dove il film si sofferma soltanto per pochi minuti. Il cuore del titolo sembra caricato ad inchiostro simpatico: divertente all’apparenza, ma poco funzionale.

Mo (Brendan Fraser) ha il potere di far uscire dai libri i personaggi che vivono all’interno, semplicemente leggendo un brano ad alta voce. Il giorno in cui ha scoperto questo dono è stato però fatale: nel leggere il romanzo fantastico “Inkheart” alla sua bambina di tre anni, Mo fa uscire dalle pagine del libro il malvagio Capricorn, spedendo inconsapevolmente al suo interno la bella moglie Resa, che scompare nel nulla. Tanti anni dopo Mo ritrova “Inkheart” in una bottega tra le alpi: è l’occasione di riportare la sua amata Resa nel mondo reale, ma il malvagio Capricorn, che ha ricreato il suo piccolo regno tra le montagne, vuole invece sfruttare le capacità di Mo per soddisfare la sua smania di potere. Ne nascerà uno scontro tra buoni (reali e di “carta”) e cattivi, un nuovo capitolo di “Inkheart” che non era stato ancora scritto.

Brendan Fraser sembra adagiarsi troppo sugli allori del cinema fantastico (da “La Mummia” fino al recente “Viaggio al centro della Terra”), sottovalutando il suo potenziale da attore drammatico apprezzato in “The air I breathe” (finora il suo ruolo migliore), Paul Bettany al contrario risulta il personaggio più credibile del film, nel ruolo dell’oscuro e nostalgico Dita di Polvere. Helen Mirren è totalmente a disagio in un mondo in cui il suo talento è sprecato, così come è un peccato ammirare Jennifer Connelly soltanto per pochi secondi. “Inkheart” purtroppo non funziona, porta sulle sue spalle delicate il peso di una tradizione fantasy troppo imponente, che ha modellato i gusti del pubblico verso un immaginario molto più esigente, scritto su altre pagine, su tutt’altri libri.

Alessio Trerotoli


Uscita del film in Italia: 20/02/2009
Con : Brendan Fraser, Paul Bettany, Helen Mirren, Jim Broadbent, Andy Serkisears
Nazionalità:USA, Germania, Gran Bretagna
Durata: 106'
Anno: 2008
Genere: Fantasy

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