Bancs Publics, Festival Internazionale del Cinema di Roma



di Bruno Podalydès

Bruno Podalydès si presenta in sala, alla prima del suo film, con aria allegra, spensierata, anticipato da un’eccitato Mario Sesti (curatore della sezione Extra, che si riconferma anche quest’anno come la più interessante del Festival), visibilmente fiero di aver portato a Roma un film che è un concentrato del cinema francese più puro.
L’esilarante prologo nel quale Podalydès racconta una sua sfortunata ma divertente vicenda a Cannes fa pensare “se il buongiorno si vede dal mattino”. E il mattino fu.
Bancs publics è il film più bello visto finora al Festival; ironico, emozionante, delicato, non annoia nelle sue due ore piene e considerando una mole di attori (circa 86, tra i quali Chiara Mastroianni e Catherine Deneuve) degna di Ben Hur che si intrecciano in un groviglio di storie di vita quotidiana.
Dramma di partenza: al quarto piano di un palazzo di Versailles qualcuno ha appeso un inquietante striscione con scritta a bianca a fondo nero, “Uomo solo”.
Da qui, il film procede dividendosi in tre tempi, il primo dei quali si svolge nel palazzo di fronte, in un ufficio dove Lucie (Florence Muller) e le sue colleghe “fannullone” (come direbbe qualcuno in Italia) se ne accorgono e danno il via a una serie di ipotesi su chi possa essere, cosa voglia dire e perché.
L’indagine coinvolge tutti in poco tempo, dal basso fino al vertice dell’azienda in un susseguirsi di eventi.
In pausa pranzo, l’attenzione si sposta in un parco nella piazza vicina; qui l’atmosfera è più delicata, poetica e personaggi nuovi si inseriscono affiancandosi agli altri.
Tra giochi di bambini, tristi ricordi, amori delusi e sguardi incantati (meravigliosa la parte dei due adolescenti che si fissano per tutto il tempo senza dirsi una parola), il parco si anima di segreti, illusioni, e speranze sotto lo sguardo di un giovane barbone che fa quasi da padrone di casa.
Infine, si scatena il teatro dell’assurdo; l’incrocio di situazioni strane e comiche ha, infatti, il suo apice nel negozio di ferramenta all’angolo (lo stesso Podalydes ne è il proprietario nel film), dove impiegati improbabili e clienti di ogni genere creano momenti di una ilarità coinvolgente, fino al culmine esplosivo che ci accompagna al finale.
Bancs publics, terzo episodio della Railway station trilogy di Podalydès, può essere considerato una delle perle di questa quarta edizione, dondolandoci fino alla fine in una giostra di eventi e personaggi, come nei titoli di coda che girano in cerchio sulla panoramica dall’alto del parco dove si custodiscono segreti ed emozioni.

Patrizio Caruso

Oggi Sposi, Festival Internazionale del Cinema di Roma



di Luca Lucini


Il nuovo film di Lucini, presentato Fuori concorso al Festival internazionale del cinema, il pubblico l’ha già conquistato.
La proiezione è stata preceduta, intramezzata e conclusa da forti applausi di gradimento e risate convinte; anche se non si è amanti della “moderna” commedia all’italiana (il pensiero di un accostamento a quella autentica può far rabbrividire, ma tant’è!), fa comunque piacere pensare che ogni tanto non siano solo i cinepanettoni e affini targati Boldi-De sica a “divertire” con battute squallide, spesso di argomento sessuale.
Che non ci si faccia spaventare dal fatto che gli sceneggiatori, in realtà, sono gli stessi di quei film di Natale dei quali qui c’è fortunatamente solo un velato richiamo; non è un film a sketch, non è un film che mette in piazza i comici del momento che sciorinano le loro battute di fama televisiva e richiamano in sala il pubblico più affezionato.
“Oggi sposi” ha un cast d’eccezione, particolarmente eterogeneo, si passa da Dario Bandiera (buon duo con la Ragonese) a Michele Placido (a tratti eccezionale), affiancato da Lunetta Savino e Francesco Pannofino, nei panni di una famiglia pugliese delle più rustiche.
I personaggi seguono un percorso che li porta a ricongiungersi inesorabilmente nel corso del film: quattro coppie totalmente differenti una dall’altra, lontane per molti versi, ma legate da un filo comune, il giorno del matrimonio.
E’ quindi un countdown che alterna situazioni comiche a momenti senza i quali probabilmente lo spettatore sarebbe comunque sopravvissuto (vedi la festa di gemellaggio dopo il matrimonio tra Argentero e Atias con uno “spettacolare”, nel senso negativo del termine, miscuglio di balli indiani e taranta).
Note a parte meritano Filippo Nigro, uno che non ha niente da invidiare ad altri giovani attori più blasonati (per una sua battuta è partito l’applauso più lungo durante il film), e Francesco Montanari, che fortunatamente non ha pagato il parallelo impegno nella serie di Romanzo criminale a causa della quale poteva sembrare fuori ruolo (in fondo il personaggio traffichino e poco di buono, seppur lontano dal suo Libano, lo ritrova anche qui).
I due sono rispettivamente affiancati da Carolina Crescentini, che troviamo promessa sposa di un Pozzetto sempre in forma, e da Gabriella Pession, isterica showgirl passata di moda (ricorda troppo, volontariamente o meno, Eleonora Giorgi).
Insomma, non ha certo la genialità dello humor inglese o la delicatezza della commedia francese, ma con “Oggi sposi” anche in Italia si ride bene, pur se non a livello di un festival.

Patrizio Caruso

Up in the air, Festival Internazionale del Cinema di Roma



di Jason Reitman


Reitman scrive un soggetto, parte per Como e lo porta a Clooney. Clooney lo legge, e lo accetta.
Se il binomio regista-attore protagonista è parte fondamentale per la riuscita di un film, la pellicola presentata dai due a Roma avrà senza dubbio pieni consensi tra il pubblico (e se pensiamo che alla terza replica festivaliera gli organizzatori sono stati costretti a spostare “Tra le nuvole” nella sala più grande dell’auditorium, a discapito della premiere del mediocre “Lang zai ji”, è segno che il successo sarà garantito).
Ryan Bingham è un uomo sempre in volo, affascinante, carismatico, dalla fede incrollabile per il proprio lavoro che gli permette di evitare per gran parte dell’anno l’unica cosa che gli va stretta: il deprimente ritorno a casa, della quale non sente mai necessità.
Il suo è un mestiere che, al momento, per contrappasso, è tra i pochi a non risentire il peso della disoccupazione negli Usa: Bingham, infatti, è pagato per togliere il lavoro alle persone; è quello che nessun dipendente vorrebbe mai incontrare.
A turbare la quiete della sua vita fatta di soldi, successo e continui viaggi per il paese (oltre al suo grande obiettivo: arrivare a 10 milioni di miglia) è un’ambiziosa ragazza (Anna Kendrick) che propone al direttore dell’azienda (il fedele Jason Bateman) un nuovo metodo che garantisce l’abbattimento dei costi lavorando in sede e “licenziando” il personale via internet.
La libertà e gli obiettivi messi in discussione, l’incontro con una donna in carriera (Vera Farmiga), con la quale avvia un’esilarante quanto assurdo approccio nel bar di un hotel e il riavvicinamento “forzato” alla famiglia che ormai lo considera quasi un estraneo, lo mettono di fronte alla sua assoluta mancanza di radici e pongono l’attenzione sulla possibilità di cambiare.
Il film mette in luce il grave problema economico-finanziario che affligge da lungo tempo gli Usa e il resto del mondo (Reitman indica come questo sia solo un aspetto del film e che per quel tema bisognerebbe vedere “Capitalism” di Moore), ma soprattutto si concentra sulla precarietà dei rapporti umani, una “esile” critica all’apologia dell’individualismo che, in un mondo in continua comunicazione e in cui la distanza è abbattuta da ogni punto di vista, è ormai paradossalmente una realtà assodata e che, nel particolare, rappresenta una sorta di sconfitta del sogno americano.
Reitman è cresciuto tecnicamente rispetto a Juno, ma la perfezione della sceneggiatura, che non crolla quasi mai, a lungo andare può diventare stucchevole (con persone che perdono il lavoro e sono portate a credere che sia meglio così…e qualcuno ci crede!), anche se non è la solita commedia americana che chiunque si potrebbe aspettare.
Si ride e ci si interroga (per carità, non a livello esistenziale!)
Da sottolineare, ma per pura curiosità, la presenza di comparse licenziate realmente nella vita vera.
Buon film, tanti applausi, ma pur avendo vari consensi, non avrà in concorso vita facile come fu per la novità “Juno”.

Patrizio Caruso

After, Festival Internazione del Cinema di Roma



di Alberto Rodriguez

Trasgredire per una sola notte. Allontanarsi dalle abitudini opprimenti, dallo stress, da vite vuote. Ma tutto ciò solo per ritrovare dei vecchi amici o per un grande desiderio di fuga da sé stessi?
“After” pone questa domanda, senza darne soluzione; non che una soluzione debba esserci per forza: “il film parla di tre personaggi arrivati a un punto morto; un viaggio per tornare a un punto di partenza”, afferma lo stesso regista.
Perché l’ “After” del titolo è un dopo, una decisione sulle sorti della propria vita che non deve essere presa, o forse non vuole esserlo, al termine di una nottata di follie, di sesso, droga e feste. Niente è risolvibile nell’arco di una notte, figuriamoci il proprio futuro.
Il film è un racconto che parte da un momento della serata, torna indietro, si snoda attraverso i tre punti di vista dei protagonisti, Manuel, Julio e Ana, viene sviscerato e riportato alla luce fino all’epilogo finale.
Tre storie, tre individui, tre anime solitarie che cercano di farsi forza calandosi nei meandri più bui della trasgressione; ognuno ha il suo mondo, ognuno i suoi problemi, ognuno è una faccia diversa della solitudine, ma per una sera le loro individualità si uniscono, si mettono a confronto, si scontrano.
Basta, ad esempio, una bottiglia scagliata al muro senza un motivo apparente, oppure l’ossessiva ricerca di piacere onanistico a far (ri)emergere l’intrinseca depressione dei protagonisti, i quali passano da euforia a tristezza, da sorrisi a pianti nevrotici in un turbinio di situazioni che nel film vanno a ripetersi, ogni volta rinnovate da un pezzo del puzzle che ora c’è e che prima mancava.
Con un montaggio intricato ma funzionale, una sceneggiatura che diverte e turba, buone musiche e un cast molto affiatato (attori spesso coinvolti in scene di nudo), è uno dei film migliori di questo festival, il quale, seppure in tono minore rispetto agli altri anni, anche stavolta può vantare qualche “perla”.

Patrizio Caruso


Concorso Caffè Corto

By StephWithPh on 05:54

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presenta

MERCOLEDÌ CAFFÈ CORTO

Concorso di cortometraggi



Ogni mercoledì dalle 21:30 alle 23:00

a partire dal 15 aprile 2009




Possono partecipare al concorso i cortometraggi italiani terminati dopo il 1 gennaio 2008, girati in qualsiasi formato e della durata massima di 15 minuti.

Il premio che Fandango Cinema mette a disposizione consiste in 4 settimane di proiezione del corto vincitore di ciascun ciclo in testa alle proiezioni serali del Politecnico Fandango.

Il regolamento è in allegato e si può scaricare sul sito del caffè fandango, www.caffefandango.net e sul sito della Fandango www.fandango.it

UNA GENERAZIONE AVANTI. INSIEME

By Ufficio Stampa Universy Tv on 13:47

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SPOT PER LA REGIA DI
SIMONE SAPONIERI
PER IL CONCORSO
"UNA GENERAZIONE AVANTI"
DI ROMAEUROPA WEBFACTORY

Una generazione avanti. Insieme.
by simoredreams

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GRAZIE

TITANY

By Ufficio Stampa Universy Tv on 07:10

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QUESTO è LO SPOT
REALIZZATO DA
DANIELE STARNONI
PER IL CONCORSO
"REMAKE THE SPOT!"
DI QOOB




SE TI PIACE VOTACI!

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GRAZIE PER L'AIUTO
UN SALUTO DA PARTE DELLA REDAZIONE DI
UNIVERSYTV

Premiazione

By Ufficio Stampa Universy Tv on 05:30

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA


PREMIAZIONE


"Opium War" e "Resolution 819": Il Festival premia l’impegno politico e umano
In una sala Sinopoli gremita di giornalisti, politici, addetti ai lavori e centinaia di appassionati, ha avuto luogo l’attesa cerimonia di premiazione della terza edizione del Festival del Cinema di Roma. Sotto lo sguardo attento del presidente Rondi, che ha introdotto la serata ringraziando il pubblico per la partecipazione e per la votazione, quindi sono stati presentati i cinque membri della giuria, cinque critici cinematografici internazionali tra cui il nostro Edoardo Bruno.
Sezione Alice nella città (giuria sotto i 12 anni): Miglior film il francese “Magique!” di Philippe Muyl. Ha ritirato il premio il giovane protagonista del film, il piccolo Louis Dussol che ha approfittato dell’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alle riprese, per poi leggere un messaggio del regista del film: “Non sono qui perchè avevo promesso di presentare una serata in un piccolo cinema di provincia, avevo dato la mia parola e non potevo non mantenerla. Il film è per tutti gli adulti che credono di sentirsi ancora bambini: io credo ancora nella dolcezza”.
Sezione Alice nella città (giuria sopra i 12 anni): Miglior film il britannico “Summer” di Kenny Gleenan, con Robert Carlyle. Ha ritirato il premio lo stesso regista: “Sei nervoso quando cerchi i soldi per i film, l’ansia poi resta durante la lavorazione e non parliamo di quando si riceve un premio così importante”.
Dopo i due premi della sezione “Alice nella città”, è arrivato il momento del Marc’Aurelio d’oro: una menzione speciale è stata ricevuta dal film “Aide toi, le ciel t’aidera” e “A Corte do Norte”. Il regista portoghese di quest’ultimo, Joao Botelho, ha ricevuto un applauso gonfio d’entusiasmo per le sue inaspettate parole: “Essere a Roma è stata un’esperienza bellissima, in particolare è stato stupendo vedere un milione di studenti per le strade a manifestare”. Assegnate le menzioni speciali, Donatella Finocchiaro (”Galantuomini”) e Bohdan Stupka (”With a warm heart”), hanno ricevuto il Marc’Aurelio d’oro per la migliore interpretazione femminile e maschile, quindi è arrivato il momento dei film in concorso.
Marc’Aurelio d’oro al miglior film, assegnato dalla critica: “Opium War” di Siddiq Barmak: “Porterò questo premio come segno di pace in Afghanistan”. La scelta della critica ha voluto premiare il regista dell’acclamato “Osama”, per il suo modo di trattare e di soffermarsi su un argomento delicato come la guerra in medioriente. Restano così a bocca asciutta film di grande spessore come l’apprezzatissimo “El Artista” (uno dei favoriti alla vigilia) e il tedesco “Shattenwelt”.
Marc’Aurelio d’oro al miglior film, assegnato dal pubblico: “Resolution 819″ di Giacomo Battiato, che ha ricevuto anche un premio di 75000 euro assegnato dallo sponsor BNL: “Questi soldi in parte andranno ai profughi bosniaci, vittime di una guerra che abbiamo avuto accanto, a cui abbiamo dato le spalle diventando per questo complici. Il resto lo userò per il mio prossimo film, quindi sono soldi che resteranno nel cinema”. Dalle voci che sfuggono incontrollate per i corridoi dell’Auditorium, il film di Battiato sembra aver avuto la meglio per una manciata di voti su “Il Passato è una terra straniera” di Vicari. “Resolution 819″ è stato premiato probabilmente più per la potenza del tema trattato che per la qualità effettiva del prodotto, un film di buona fattura che ha raccontato la strage di Srebrenica in Bosnia, nel 1995. Una pellicola forte e potente, che ha sensibilizzato il pubblico conquistandolo con la potenza della sua storia. Un premio inatteso ma meritato.
Il Festival si è chiuso con un grande finale pirotecnico, la cavea dell’Auditorium si è infatti illuminata a giorno sotto le luci dei fuochi d’artificio, mentre in sottofondo scorrevano le musiche di John Williams (”Guerre Stellari”) ed Ennio Morricone (”C’era una volta il West”).

Alessio Trerotoli

I PREMI DI ALICE NELLA CITTÀ
-Premio Alice nella città (8 - 12 anni): MAGIQUE! di Philippe Muyl
-Premio Alice nella città (13 – 17 anni): SUMMER di Kenneth Glenaan

IL PREMIO ASSEGNATO DAL PUBBLICO
-Premio Marc’Aurelio d’Oro del pubblico al miglior film: RESOLUTION 819 di Giacomo Battiato

I PREMI ASSEGNATI DALLA GIURIA DI CRITICI
-Premio Marc’Aurelio d’Oro al miglior film: OPIUM WAR di Siddiq Barmak
-Premio Marc’Aurelio d’Argento alla migliore interprete femminile: DONATELLA FINOCCHIARO per Galantuomini di Edoardo Winspeare
-Premio Marc’Aurelio d’Argento al miglior interprete maschile: BOHDAN STUPKA per Serce na dloni (With a Warm Heart / Il cuore in mano) di Krzysztof Zanussi

MENZIONI SPECIALI:
-A CORTE DO NORTE (Northern Land / La tenuta al nord) di João Botelho
-AIDE TOI, LE CIEL T’AIDERA (With a Little Help from Myself) di François Dupeyron

I PREMI ALLA CARRIERA
-Premio Marc’Aurelio d’Oro alla carriera all’Actors Studio. Ha ritirato il premio Al Pacino
-Premio Marc’Aurelio d’Oro alla carriera a Gina Lollobrigida

Vincitori premi collaterali

By Ufficio Stampa Universy Tv on 09:06

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM
DI ROMA

VINCITORI
PREMI COLLATERALI

Verdetti a sorpresa
Il Festival internazionale del film di Roma sta giungendo al termine, ma come in tutti i festival che si rispettino, freme il desiderio (spero non solo mio!) di scoprire quali saranno i vincitori delle varie sezioni, sperando di non rimanere delusi dai verdetti. Se nel pomeriggio in passerella avremo due “big” che chiuderanno la kermesse romana, Lollobrigida (premiata alla carriera presenterà il documentario autobiografico Gina Lollobrigida. Un simbolo italiano) e Ranieri (assente in conferenza stampa, ma atteso per la proiezione de L'ultimo pulcinella), la desolazione mattutina è stata smorzata dai primi risultati per quanto riguarda i cosiddetti “premi collaterali”, che sicuramente hanno destato qualche sorpresa tra gli addetti ai lavori.

    Il Premio L.A.R.A. (Libera associazione rappresentanza di artisti) al migliore interprete italiano tra i film in concorso in tutte le sezioni del Festival è stato assegnato a Michele Riondino, protagonista al fianco di Elio Germano del film di Vicari Il passato è una terra straniera. Menzione speciale in questa sezione, per tutto il cast del film di Giulio Manfredonia, Si può fare, presentato ieri sera tra le Anteprime fuori concorso.

  • Il Premio Cult al miglior documentario tra i 12 in anteprima nella sezione “L'Altro Cinema”, è andato a Gyumri di Jana Sevcikova.
  • Il Premio Enel Cuore al miglior documentario sociale, sempre tra quelli della sezione “L'Altro Cinema – Extra”, a Life. Support. Music. di Eric Daniel Metzgar.
  • Il Premio Farfalla d'oro Agiscuola, assegnato da una giuria di ragazzi di tutta Italia ad Aide toi, le ciel t'aidera di François Dupeyron.

Tutto questo come assaggio rispetto ai premi più ambiti che nel tardo pomeriggio verranno consegnati durante un evento speciale; nel corso delle premiazioni ufficiali, infatti, oltre al già citato Premio alla Carriera per la Lollobrigida, grande interprete del cinema nostrano, saranno premiati, nell'ambito della Selezione Ufficiale, il miglior film (per critica e per pubblico) e i migliori interpreti maschile e femminile; per la sezione “Alice nella città”, invece, che tante cose di alto livello ha saputo far vedere al pubblico, saranno premiati i migliori cortometraggi scelti dai ragazzi sotto e sopra i 12 anni d'età.

La terza edizione del festival si chiuderà con uno spettacolo pirotecnico serale , mentre nell'arco della giornata di domani, sempre all'Auditorium saranno proiettati i film premiati.

Patrizio Caruso

EASY VIRTUE

By Ufficio Stampa Universy Tv on 05:38

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione SELEZIONE UFFICIALE

ANTEPRIMA|Concorso

EASY VIRTUEdi Stephan Elliott

L'America sensuale e ribelle. Il Regno Unito tra humor proverbiale e stereotipi culturali.
Ingredienti questi di una commedia tratta dal romanzo di Noel Coward, che il regista Stephan Elliot ha definito essere inizialmente “un melodramma neanche troppo divertente” e al quale lui e il co-sceneggiatore Sheridan Jobbins hanno saputo aggiungere splendide battute, per niente dissonanti con lo stile dell'opera, datata 1923.
Grandi risate. Azione sempre viva, intensa. Siparietti godibili grazie alla grande interpretazione degli attori, “costretti” a girare molto spesso improvvisando, o comunque, con la scarsa possibilità di fare delle prove (le riprese sono durate in tutto sette settimane).
“Una commedia antiromantica”, come la definisce Ben Barnes, il principe Caspian delle Cronache; Barnes, appunto, è John Wihittaker, inglese sbarcato in America e rimpatriato con la neo-moglie, l'americana Larita, una ragazza assolutamente antitetica rispetto al “prototipo” inglese dell'epoca. Larita sconvolge la vita tranquilla della famiglia di John, in particolare della madre, Mrs Whittaker (Kristin Scott Thomas), che dal primo momento non nutre simpatia per la nuova arrivata e tenta in ogni modo di imporsi e allontanarla dal figlio, arrivando, grazie all'aiuto delle altre figlie, a svelare un segreto che mette alla prova l'amore di John.
Gli unici a nutrire simpatia per Larita sono il padre di John (Colin Firth), rassegnato fisicamente all'oppressione della moglie, ma con un'ironia pungente e diretta, e il maggiordomo, un magnifico Kris Marshall, alla cui sola vista ci si prepara a risate abbondanti e sincere.
Il film si dipana sul botta e risposta tra suocera e nuora, su un modello che, è vero, abbiamo visto in molti film, ma che qui assume un punto di vista moderno, fresco, veloce, giocato soprattutto sul personaggio eccezionale di Larita.
Commedia esilarante dal sapore british con quel tocco americanizzante della Biel, per la quale è stato “utile trovarsi in una posizione estranea”, come unica non inglese nel cast almeno tra i ruoli principale, perché l'essere “un pesce fuor d'acqua”, secondo lei e secondo Elliot, le ha dato modo di apportare elementi sempre nuovi al personaggio.
Ottimo ritorno in regia per l'australiano Elliot, dopo un'assenza decennale in campo cinematografico.

Patrizio Caruso

Regia: Stephan Elliot
Con: Jessica Biel, Ben Barnes, Colin Firth, Kristin Scott Thomas
Nazionalità: Gran Bretagna
Anno: 2008
Durata: 96'
Genere: Commedia

OPIUM WAR

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione SELEZIONE UFFICIALE
CINEMA 2008|Concorso

OPIUM WAR
di Siddiq Barmak

Siddiq Barmak, regista di Osama, primo film sulla “nuova situazione” afgana, ritorna sugli schermi al festival del cinema di Roma con “Opium War” . Ci troviamo in un punto imprecisato del deserto dell'Afganistan; vicino a una piccola coltivazione di oppio si schianta un elicottero americano, i due superstiti, un soldato bianco e uno nero sono persi, abbandonati a loro stessi senza possibilità di comunicare con nessuno, ma malconci e feriti non hanno altra scelta che incamminarsi e superare una collina dove entreranno in contatto con una famiglia di coltivatori di oppio che vive stipata in un vecchio carro armato. Il dramma umano vissuto dai soldati non sembra interessare affatto al contadino e alle sue numerose mogli e figli, allo stesso modo i due soldati inizialmente in conflitto fra loro non sembrano voler allacciare nessun tipo di rapporto con i propri “vicini”, complice da principio la paura ma anche l'irrisolvibile incomunicabilità linguistica e culturale. Entrambe le realtà rimangono chiuse in loro stesse e macerano nei propri problemi, gli innumerevoli litigi e discussioni delle mogli del contadino, il giovanissimo ragazzo afgano che cerca di darsi arie da uomo, il capofamiglia umiliato dai debiti e dai soprusi di capi tribali. Anche i rapporti fra i due soldati, con l'avvilente subalternità data dai gradi, peggiorano infinitamente proprio per la differenza di colore. Ne risulta un ritratto amaro, non tanto della guerra bensì dell'umanità intera, in lotta aperta ormai con la natura e sull'orlo dell'autodistruzione.
L'unica quiete che i protagonisti riusciranno a trovare sarà quella del fumo dell'oppio. La condanna sull'impegno militare statunitense è netta ma non assume mai un ruolo centrale nelle vicende. La democrazia esportata con le armi, e imposta in maniera ridicola e insensata non potrà che avere in Afganistan figli deformi.
Skripach

Nazionalità: Afghanistan, Giappone, Corea del Sud, Francia
Regia: Siddiq Barmak
Cast: Peter Bussian, joe Suba , Fawad samani, Jawanmard Paiez
Anno: 2008
Durata: 90'
Genere: Drammatico

SCHATTENWELT

By Ufficio Stampa Universy Tv on 11:33

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione SELEZIONE UFFICIALE
CINEMA 2008|Concorso

SCHATTENWELT

LONG SHADOWS
di Connie Walther

Widmer, uno dei capi della RAF, gruppo terroristico tedesco attivo negli anni 70, torna in libertà dopo più di 20 anni di carcere. Durante un sequestro non riuscito, il suo commando aveva ucciso il presidente di una banca, e il suo giardiniere. Widmer si rifugia in un modesto appartamento dove cerca di ricominciare a vivere partendo dalle piccole cose. Qui entra in contatto con la ragazza dell'appartamento accanto la giovane Valerie. Widmer non sospetta minimamente però che Valerie è la figlia di una delle vittime del suo agguato.
Protagonista assoluto di questo film è quindi l'incontro-scontro fra il terrorismo e le sue vittime. Una storia difficile questa, dalla quale risulta che forse non è possibile mettere in scena una relazione così difficile fra vittima e carnefice senza suscitare critiche e malumori soprattutto da parte di chi ha vissuto il periodo del terrorismo. Alla sua uscita in patria la notizia che un appartenente alla RAF era fra i collaboratori alla sceneggiatura del film ha innescato non poche polemiche. Il fatto che il film abbia ricevuto sovvenzioni pubbliche poi non ha che ingigantito la polemica, facendo parlare addirittura di “derisione” delle vittime “reali” del terrorismo.
Certo c'è da dire che se il film non risparmia affatto i terroristi, né tantomeno le loro responsabilità, è anche vero che la controparte non viene dipinta meglio. Valerie, figlia di una vittima “minore” è quasi abbandonata a se stessa dalla società e dallo stato, ha una vita del tutto fallimentare, e finisce per assomigliare forse troppo al “carnefice”. Il film quindi entra in una dimensione ambigua e morbosa fatta di complicità e vendetta. Le ambientazioni sono fredde, squallide e quasi spettrali, complice forse una fotografia che sembra da un lato evocare i tempi in cui è iniziata tutta la vicenda e dall’altro sta quasi a dimostrare che la storia, rimasta lì in sospeso, bloccata negli “anni di piombo”, cerca forse ora la sua risoluzione.

Skripach

Genere: Drammatico
Germania, 2008 - 92’

Regia: di Connie Walther
Cast: Franziska Petri, Ulrich Noethen, Eva Mattes

L'UOMO CHE AMA

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA

sezione SELEZIONE UFFICIALE
ANTEPRIMA|Concorso

L’UOMO CHE AMA
di Maria Sole Tognazzi

Primo film in concorso presentato al Festival del Cinema di Roma è L’uomo che ama di Maria Sole Tognazzi.
Il film è ambientato nella Torino di oggi e racconta la storia Roberto - interpretato da Pierfrancesco Favino - farmacista quarantenne che si destreggia tra famiglia, lavoro e soprattutto tra sentimenti e storie d’amore.
Il film ci mostra due momenti diversi della vita del protagonista, due storie d’amore con due donne diverse tra loro: Sara - interpretata da Ksenia Rappoport - e Alba (Monica Bellucci).
In questi due momenti della vita Roberto si trova a ricoprire il ruolo sia di vittima che di carnefice e a interrogarsi quindi sui sentimenti e sull’amore.
Attorno a lui ruotano le vite del fratello Carlo e del compagno Yuri e quelle dei suoi genitori Giulia e Vittorio. Attraverso le esperienze dei suoi famigliari e quelle della sua collega dottoressa Campo, interpretata da Marisa Paredes, Roberto intraprende un viaggio dentro se stesso e dentro la spirale dell’amore fatta di incontri e separazioni.
La proiezione ufficiale tenutasi il 22 ottobre nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium è stata preceduta da una performance musicale di Carmen Consoli, per la prima volta in veste di autrice della colonna sonora.
In conferenza stampa si è insistito molto sulla novità del raccontare una storia d’amore attraverso gli occhi di un uomo, ma se questo poteva essere un punto di partenza interessante il risultato è quello di un film piatto, dove sembra non succedere nulla.
I personaggi sono basati su una serie di luoghi comuni e stereotipi: i genitori che litigano ma che in realtà si sono sempre amati profondamente, la dottoressa dall’apparenza dura ma che serba dentro un grande dolore, la dichiarazione dell’omosessualità…
A salvare almeno in parte il film ci sono gli interpreti: Favino - presente praticamente in ogni minuto del film - riesce comunque a essere credibile, Ksenia Rappoport, Piera Degli Esposti (Giulia) e Arnaldo Ninchi (Vittorio) riescono a essere bravi ed efficaci pur essendo, a mio avviso, penalizzati da dei dialoghi banali e prevedibili. Chi spicca è sicuramente Michele Alhaique (Carlo) un giovane attore proveniente dal Centro Sperimentale mentre rimane inconsistente l’interpretazione di Monica Bellucci. Resta, purtroppo, in ombra Marisa Paredes (Dottoressa Campo) grande attrice, interprete di molti film di Almodòvar che avrebbe dato molto al film se il suo personaggio avesse avuto più spazio.
Un film che con la sua costruzione tenta di spiazzare il pubblico ma ciò che trasmette è confusione; che tenta di essere innovativo anche se oggi non dovrebbe più sorprenderci vedere un uomo che piange.

Paola Granato


Uscita film in Italia: 24 ottobre 2008

Genere: Drammatico
Italia, 2008 - 102’

Regia: Maria Sole Tognazzi
Cast: Pierfrancesco Favino, Ksenia Rappoport, Monica Bellucci

Da Festa del Cinema di Roma

UN GIOCO DA RAGAZZE

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione SELEZIONE UFFICIALE

Cinema 2008|Concorso


UN GIOCO DA RAGAZZE
di Matteo Rovere

Sarebbe davvero imbarazzante dover scrivere un articolo su questo film. Principalmente perchè Matteo Rovere ha dimostrato in altre occasioni di essere un buon regista, in grado di usare i mezzi che gli vengono messi a disposizione, quindi lascia l'amaro in bocca dire quanto il film sia brutto e quanto appaia in pieno come l'ennesima occasione mancata del giovane cinema italiano. Soprattutto considerando le intenzioni dei produttori e del regista, per i quali il film dovrebbe essere una sorta di denuncia sociale del bullismo e dell'alienazione in cui si trovano gli adolescenti, il film è stato toppato alla grande e la colpa è principalmente della sceneggiatura, di una banalità veramente disarmante. Il che sembra abbastanza strano se si considera che due degli sceneggiatori sono lo stesso Rovere e Sandrone Dazieri, ottimo giallista che decisamente sa scrivere!
A quanto pare il film è stato vietato ai minori di 18 anni e i produttori hanno fatto ricorso. Signori Produttori, sappiate che se il film è stato censurato, non è né per le scene di sesso tra studenti e insegnanti, né per i festini a base di droga e alcol, né tanto meno per la mancanza di morale ( che invece c'è e poggia su una sana retorica tipicamente italiana): se una commissione decidesse di censurare questo film, sarebbe giustificata solo dalla volontà di salvaguardare giovani menti, già provate da esperienze quali “Tre metri sopra il cielo”, e ”Melissa P.”, da una sceneggiatura che è il festival delle scontatezze.
Il film ha l'intento di denunciare una società che non è in grado di dare emozioni forti ai giovani che sono quindi costretti a cercarle nella droga e in comportamenti estremi, è un film che dovrebbe disturbare e far riflettere. Credo che qualsiasi adolescente che veda questo film possa sentirsi offeso, in certa misura, perchè si ha l'impressione che gli sceneggiatori parlino di qualcosa che non conoscono, e se lo conoscono lo hanno reso in maniera talmente tanto stereotipata da renderlo non credibile. La protagonista, interpretata da una Chiara Chiti perfetta nel ruolo della stronza, è bellissima, ricca e tremendamente sola e per questo, ovviamente, c'è l'ha col mondo intero; per di più è circondata da una serie di personaggi più o meno egoisti, compreso la figura del professore, che per realizzarsi ha bisogno che i suoi studenti gli riconoscano il ruolo di mentore, ha bisogno di sapere di essere importante per loro. Quindi decide di sfogare la noia in una serie di atti autodistruttivi e, anche se non viene punita dalle istituzioni, famiglia e scuola in primis, è costretta a vivere nella sua solitudine. Vi sembra che il film possa essere accusato di non avere una morale?
Qualcuno in sala ha fatto presente che gli adolescenti potrebbero subire la fascinazione di un personaggio che nella vita ha tutto, ma nonostante ciò è insoddisfatto esattamente come si suppone lo siano loro. Dunque, se un ragazzo dovesse sentirsi affascinato all'idea di annegare con un idrante un compagno di scuola e poi andare in bagno a farsi una canna, sapendo che ci sono una serie di figure, assenti per definizione e con molto da farsi perdonare, pronte a proteggerlo, non è certo da questo film che può essere ispirato. Potrebbe essere più colpa di un immaginario collettivo a cui siamo quotidianamente assuefatti.
L'unico alibi che potrebbero avere gli sceneggiatori, considerando il modo in cui viene trattata la materia, è quello di vivere su Marte e di essere seriamente convinti di essere i primi in assoluto a trattare temi controversi. Solo questo potrebbe giustificare il fatto che, dopo il tentativo di suicidio di una delle ragazze, venga messa in bocca ai professori una frase come “credo che questo atto estremo di Livia sia il sintomo di una disagio...dobbiamo riflettere su questo”. Verrebbe da chiedersi se il professore ha studiato pedagogia a Cepu con Alex Del Piero.
La regia di Rovere tenta di dare un'improna personale e originale al film, una possibile chiave di lettura.Le inquadrature sono molto strette, si soffermano sui particolari e il ritmo è dato da un montaggio frammentato; le immagini sono sempre molto contrastate e virano su atmosfere fredde. L'idea registica è interessante, ma alla lunga è stucchevole e ripetitiva.

Martina Merico

Uscita film in Italia: 7 novembre 2008

Regia: Matteo Rovere
Con: Filippo Nigro, Chiara Chiti, Desirée Noferini, Nadir Caselli
Nazionalità: Italia
Anno: 2008
Durata: 100'
Genere: Drammatico

PARLAMI DI ME

FESTA INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione Selezione Ufficiale
Cinema 2008|Concorso

PARLAMI DI ME
di Brando De Sica

Parlami di me (di nuovo)
Che lo spettacolo teatrale “Parlami di me”, scritto da Costanzo e Vaime, fosse un grande successo lo hanno dimostrato la risposta positiva di critica e pubblico, gli incassi al botteghino (2 biglietti d'oro, premio annuale assegnato allo spettacolo teatrale più visto) e senza dubbio la bravura artistica di Christian De Sica, il quale sul palco mostra di sé e delle sue capacità molto di più di quello che il pubblico cine-televisivo riesce a cogliere solamente dai suoi innumerevoli film, circa 90, cinepanettoni e non resta da vedere se il tentativo di trasporre lo stesso spettacolo al cinema con la regia del figlio Brando, strada già battuta, ad esempio, da Aldo, Giovanni e Giacomo con Anplagghed al cinema, possa essere davvero valido. E a questo De Laurentiis risponde che la difficoltà nel produrre e distribuire un film come questo sta proprio nel saper trasmettere le stesse emozioni di uno spettacolo che lega l'omaggio al teatro con la storia pubblica e privata dell'attore ad un pubblico altamente eterogeneo.
Tecnicamente il film rimanda agli studi americani di Brando De Sica, laureato da poco alla Usc di Los Angeles (lo stesso Brando non ha esitato di parlare in sala stampa dell'incontro mistico col suo mentore David Lynch!...), il quale usa a pieno il linguaggio cinematografico per raccontare al pubblico a casa ciò che De Sica senior racconta al pubblico dal vivo. Vari punti di vista, non solo quello classico dello spettatore, più due inserti, anzi, un prologo e un epilogo brevi dove appare anche la mamma/moglie Silvia Verdone, sorella di Carlo e produttrice del film.
Tutto in famiglia, quindi, per un film che è un primo “vero” tentativo di Brando De Sica di fare quello che ha sempre voluto fare, con un aiutino alle spalle (perché non c'è dubbio che a tutti deve essere data la possibilità di dimostrare se si vale o no, ma è anche vero che è più facile partire o ripartire dopo un passo falso se si è figli e soprattutto nipoti di...) e per uno spettacolo, ormai non solo teatrale, che forse non sarebbe stato male lasciare tale.

Patrizio Caruso

Regia: Brando De Sica
Con: Christian De Sica

Anno: 2008
Durata: 95'
Genere: Musical



Da Festa del Cinema di Roma

UN BARRAGE CONTRE LE PACIFIQUE

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione CINEMA 2008|Concorso

UN BARRAGE CONTRE LE PACIFIQUE
THE SEA WALL
di Rithy Panh

Cartolina francese dall' Indocina in età coloniale, una vedova (Isabelle Huppert) concessionaria di una risaia deve provvedere al mantenimento dei due figli. Il mare inonda periodicamente il terreno e serve una diga per arginarlo. La salvezza economica sembra arrivare dagli intrighi amorosi dei figli: la sedicenne Suzanne sedotta dal latifondista cinese Mr.Jo, e il giovane Joseph prestandosi a gigolò per una moglie vogliosa, di marito ricco e distratto. Ma la coesistenza dei coloni e dei colonizzati non è destinata a durare pacificamente, portando così dei cambiamenti anche all'interno della famiglia.

L'occhio del regista insiste su una terra dai contorni selvaggi e affascinanti e come in ogni buon film francese l'atmosfera conta forse più delle azioni narrative. I personaggi sono ambivalenti, ognuno finirà per mostrare anche il proprio lato oscuro. L'antenna d'oro di Universytv andrà assegnata alla bravissima giovane attrice Astrid-Bergses Frisbey, nei panni della piccola Lolita di famiglia.


Davide Murri

Regia: Rithy Panh

Con: Isabelle Huppert, Gasper Ulliel, Astrid Bergès-Frisbey
Nazionalità: Cambogia, Francia, Belgio
Anno: 2008
Genere: Drammatico

Durata: 115'


Da Festa del Cinema di Roma