Julie & Julia, Festival Internazionale del Cinema di Roma



di Nora Ephron


“Sesso, amore e cibo”. Queste sono le tre cose cui non si deve mai e poi mai rinunciare nella vita. Ce lo dice Meryl Streep, l’indiscussa protagonista di questa quarta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, e ce lo dice Nora Ephron con il suo film “Julie & Julia”, presentato tra le Anteprime Fuori Concorso.
Le storie di due donne, provvidenzialmente con lo stesso nome, si intrecciano su piani temporali differenti a raccontarci il loro bisogno di sentirsi realizzate e la loro ricerca della felicità.
Mentre Julia Child comincia la sua avventura nel secondo dopoguerra a Parigi, dove si è trasferita per seguire il marito Paul, impiegato dei servizi segreti americani, Julie Powell lavora in un’organizzazione costituitasi dopo l’11 Settembre per aiutare le persone colpite dall’attacco terroristico. Entrambe trovano nel cibo uno stimolo e una ragione per cambiare le proprie vite.
Infatti se Julia è la prima donna che riesce ad entrare nell’esclusiva scuola di cucina del “Cordon Bleu” e che rende accessibile agli americani l’arte della cucina francese con il celebre libro “Mastering the Art of French Cooking” (in collaborazione con Simone Beck e Louisette Bertholle) e poi con il programma televisivo “The French Chef”, Julie decide di iniziare a scrivere un blog su internet per testimoniare l’originale sfida che fa con se stessa: preparare alla perfezione le 524 ricette del libro di Julia Child in 365 giorni.
A supportare le due donne nelle loro imprese ci sono i loro due mariti, Paul Child ed Eric Powell, che con pazienza e tanto tanto amore, imparano ad accettare e a rispettare l’”ossessione” per il cibo delle compagne, facendo anche da assaggiatori ufficiali, e il loro desiderio di sentirsi coinvolte in qualcosa.
E’ impossibile non riconoscere, nella sua interpretazione della Child, la bravura della Streep, che prende possesso del personaggio con una sicurezza impressionante senza però finire nell’imitazione e nella caricatura. Ne dà invece una visione personale e divertente che comunque non adombra né la giovane Amy Adams, né l’eccellente marito cinematografico Stanley Tucci.
Una commedia dagli ingredienti freschi e dosati al milligrammo, che riesce a far ridere e a commuovere e soprattutto a ricordare che la vita è fatta anche di piccole gioie e dolci piaceri.

Graziana Mirabile

Bancs Publics, Festival Internazionale del Cinema di Roma



di Bruno Podalydès

Bruno Podalydès si presenta in sala, alla prima del suo film, con aria allegra, spensierata, anticipato da un’eccitato Mario Sesti (curatore della sezione Extra, che si riconferma anche quest’anno come la più interessante del Festival), visibilmente fiero di aver portato a Roma un film che è un concentrato del cinema francese più puro.
L’esilarante prologo nel quale Podalydès racconta una sua sfortunata ma divertente vicenda a Cannes fa pensare “se il buongiorno si vede dal mattino”. E il mattino fu.
Bancs publics è il film più bello visto finora al Festival; ironico, emozionante, delicato, non annoia nelle sue due ore piene e considerando una mole di attori (circa 86, tra i quali Chiara Mastroianni e Catherine Deneuve) degna di Ben Hur che si intrecciano in un groviglio di storie di vita quotidiana.
Dramma di partenza: al quarto piano di un palazzo di Versailles qualcuno ha appeso un inquietante striscione con scritta a bianca a fondo nero, “Uomo solo”.
Da qui, il film procede dividendosi in tre tempi, il primo dei quali si svolge nel palazzo di fronte, in un ufficio dove Lucie (Florence Muller) e le sue colleghe “fannullone” (come direbbe qualcuno in Italia) se ne accorgono e danno il via a una serie di ipotesi su chi possa essere, cosa voglia dire e perché.
L’indagine coinvolge tutti in poco tempo, dal basso fino al vertice dell’azienda in un susseguirsi di eventi.
In pausa pranzo, l’attenzione si sposta in un parco nella piazza vicina; qui l’atmosfera è più delicata, poetica e personaggi nuovi si inseriscono affiancandosi agli altri.
Tra giochi di bambini, tristi ricordi, amori delusi e sguardi incantati (meravigliosa la parte dei due adolescenti che si fissano per tutto il tempo senza dirsi una parola), il parco si anima di segreti, illusioni, e speranze sotto lo sguardo di un giovane barbone che fa quasi da padrone di casa.
Infine, si scatena il teatro dell’assurdo; l’incrocio di situazioni strane e comiche ha, infatti, il suo apice nel negozio di ferramenta all’angolo (lo stesso Podalydes ne è il proprietario nel film), dove impiegati improbabili e clienti di ogni genere creano momenti di una ilarità coinvolgente, fino al culmine esplosivo che ci accompagna al finale.
Bancs publics, terzo episodio della Railway station trilogy di Podalydès, può essere considerato una delle perle di questa quarta edizione, dondolandoci fino alla fine in una giostra di eventi e personaggi, come nei titoli di coda che girano in cerchio sulla panoramica dall’alto del parco dove si custodiscono segreti ed emozioni.

Patrizio Caruso

Oggi Sposi, Festival Internazionale del Cinema di Roma



di Luca Lucini


Il nuovo film di Lucini, presentato Fuori concorso al Festival internazionale del cinema, il pubblico l’ha già conquistato.
La proiezione è stata preceduta, intramezzata e conclusa da forti applausi di gradimento e risate convinte; anche se non si è amanti della “moderna” commedia all’italiana (il pensiero di un accostamento a quella autentica può far rabbrividire, ma tant’è!), fa comunque piacere pensare che ogni tanto non siano solo i cinepanettoni e affini targati Boldi-De sica a “divertire” con battute squallide, spesso di argomento sessuale.
Che non ci si faccia spaventare dal fatto che gli sceneggiatori, in realtà, sono gli stessi di quei film di Natale dei quali qui c’è fortunatamente solo un velato richiamo; non è un film a sketch, non è un film che mette in piazza i comici del momento che sciorinano le loro battute di fama televisiva e richiamano in sala il pubblico più affezionato.
“Oggi sposi” ha un cast d’eccezione, particolarmente eterogeneo, si passa da Dario Bandiera (buon duo con la Ragonese) a Michele Placido (a tratti eccezionale), affiancato da Lunetta Savino e Francesco Pannofino, nei panni di una famiglia pugliese delle più rustiche.
I personaggi seguono un percorso che li porta a ricongiungersi inesorabilmente nel corso del film: quattro coppie totalmente differenti una dall’altra, lontane per molti versi, ma legate da un filo comune, il giorno del matrimonio.
E’ quindi un countdown che alterna situazioni comiche a momenti senza i quali probabilmente lo spettatore sarebbe comunque sopravvissuto (vedi la festa di gemellaggio dopo il matrimonio tra Argentero e Atias con uno “spettacolare”, nel senso negativo del termine, miscuglio di balli indiani e taranta).
Note a parte meritano Filippo Nigro, uno che non ha niente da invidiare ad altri giovani attori più blasonati (per una sua battuta è partito l’applauso più lungo durante il film), e Francesco Montanari, che fortunatamente non ha pagato il parallelo impegno nella serie di Romanzo criminale a causa della quale poteva sembrare fuori ruolo (in fondo il personaggio traffichino e poco di buono, seppur lontano dal suo Libano, lo ritrova anche qui).
I due sono rispettivamente affiancati da Carolina Crescentini, che troviamo promessa sposa di un Pozzetto sempre in forma, e da Gabriella Pession, isterica showgirl passata di moda (ricorda troppo, volontariamente o meno, Eleonora Giorgi).
Insomma, non ha certo la genialità dello humor inglese o la delicatezza della commedia francese, ma con “Oggi sposi” anche in Italia si ride bene, pur se non a livello di un festival.

Patrizio Caruso

Up in the air, Festival Internazionale del Cinema di Roma



di Jason Reitman


Reitman scrive un soggetto, parte per Como e lo porta a Clooney. Clooney lo legge, e lo accetta.
Se il binomio regista-attore protagonista è parte fondamentale per la riuscita di un film, la pellicola presentata dai due a Roma avrà senza dubbio pieni consensi tra il pubblico (e se pensiamo che alla terza replica festivaliera gli organizzatori sono stati costretti a spostare “Tra le nuvole” nella sala più grande dell’auditorium, a discapito della premiere del mediocre “Lang zai ji”, è segno che il successo sarà garantito).
Ryan Bingham è un uomo sempre in volo, affascinante, carismatico, dalla fede incrollabile per il proprio lavoro che gli permette di evitare per gran parte dell’anno l’unica cosa che gli va stretta: il deprimente ritorno a casa, della quale non sente mai necessità.
Il suo è un mestiere che, al momento, per contrappasso, è tra i pochi a non risentire il peso della disoccupazione negli Usa: Bingham, infatti, è pagato per togliere il lavoro alle persone; è quello che nessun dipendente vorrebbe mai incontrare.
A turbare la quiete della sua vita fatta di soldi, successo e continui viaggi per il paese (oltre al suo grande obiettivo: arrivare a 10 milioni di miglia) è un’ambiziosa ragazza (Anna Kendrick) che propone al direttore dell’azienda (il fedele Jason Bateman) un nuovo metodo che garantisce l’abbattimento dei costi lavorando in sede e “licenziando” il personale via internet.
La libertà e gli obiettivi messi in discussione, l’incontro con una donna in carriera (Vera Farmiga), con la quale avvia un’esilarante quanto assurdo approccio nel bar di un hotel e il riavvicinamento “forzato” alla famiglia che ormai lo considera quasi un estraneo, lo mettono di fronte alla sua assoluta mancanza di radici e pongono l’attenzione sulla possibilità di cambiare.
Il film mette in luce il grave problema economico-finanziario che affligge da lungo tempo gli Usa e il resto del mondo (Reitman indica come questo sia solo un aspetto del film e che per quel tema bisognerebbe vedere “Capitalism” di Moore), ma soprattutto si concentra sulla precarietà dei rapporti umani, una “esile” critica all’apologia dell’individualismo che, in un mondo in continua comunicazione e in cui la distanza è abbattuta da ogni punto di vista, è ormai paradossalmente una realtà assodata e che, nel particolare, rappresenta una sorta di sconfitta del sogno americano.
Reitman è cresciuto tecnicamente rispetto a Juno, ma la perfezione della sceneggiatura, che non crolla quasi mai, a lungo andare può diventare stucchevole (con persone che perdono il lavoro e sono portate a credere che sia meglio così…e qualcuno ci crede!), anche se non è la solita commedia americana che chiunque si potrebbe aspettare.
Si ride e ci si interroga (per carità, non a livello esistenziale!)
Da sottolineare, ma per pura curiosità, la presenza di comparse licenziate realmente nella vita vera.
Buon film, tanti applausi, ma pur avendo vari consensi, non avrà in concorso vita facile come fu per la novità “Juno”.

Patrizio Caruso

After, Festival Internazione del Cinema di Roma



di Alberto Rodriguez

Trasgredire per una sola notte. Allontanarsi dalle abitudini opprimenti, dallo stress, da vite vuote. Ma tutto ciò solo per ritrovare dei vecchi amici o per un grande desiderio di fuga da sé stessi?
“After” pone questa domanda, senza darne soluzione; non che una soluzione debba esserci per forza: “il film parla di tre personaggi arrivati a un punto morto; un viaggio per tornare a un punto di partenza”, afferma lo stesso regista.
Perché l’ “After” del titolo è un dopo, una decisione sulle sorti della propria vita che non deve essere presa, o forse non vuole esserlo, al termine di una nottata di follie, di sesso, droga e feste. Niente è risolvibile nell’arco di una notte, figuriamoci il proprio futuro.
Il film è un racconto che parte da un momento della serata, torna indietro, si snoda attraverso i tre punti di vista dei protagonisti, Manuel, Julio e Ana, viene sviscerato e riportato alla luce fino all’epilogo finale.
Tre storie, tre individui, tre anime solitarie che cercano di farsi forza calandosi nei meandri più bui della trasgressione; ognuno ha il suo mondo, ognuno i suoi problemi, ognuno è una faccia diversa della solitudine, ma per una sera le loro individualità si uniscono, si mettono a confronto, si scontrano.
Basta, ad esempio, una bottiglia scagliata al muro senza un motivo apparente, oppure l’ossessiva ricerca di piacere onanistico a far (ri)emergere l’intrinseca depressione dei protagonisti, i quali passano da euforia a tristezza, da sorrisi a pianti nevrotici in un turbinio di situazioni che nel film vanno a ripetersi, ogni volta rinnovate da un pezzo del puzzle che ora c’è e che prima mancava.
Con un montaggio intricato ma funzionale, una sceneggiatura che diverte e turba, buone musiche e un cast molto affiatato (attori spesso coinvolti in scene di nudo), è uno dei film migliori di questo festival, il quale, seppure in tono minore rispetto agli altri anni, anche stavolta può vantare qualche “perla”.

Patrizio Caruso


SI PUO’ FARE

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA

sezione SELEZIONE UFFICIALE

ANTEPRIMA|Fuori Concorso


SI PUO’ FARE di Giulio Manfredonia

“La follia è una condizione umana” dichiarava Basaglia “in noi la follia esiste ed è presente come la ragione. Il problema è che la società dovrebbe accettare tanto la ragione, quanto la follia, invece...”.
Prima dell’introduzione della legge 180/78 o Basaglia, i manicomi erano spazi di contenimento fisico dove venivano a volte utilizzati metodi sperimentali di ogni tipo, dall’ elettroshock alla malarioterapia. “Si può fare”, ambientato a Milano nei primi anni ’80, s’incarica di raccontare l’ Italia proprio nel periodo dell’entrata in vigore di questa legge.
Nello, un imprenditore ritenuto scomodo all’interno del sindacato, viene “nominato” direttore della cooperativa 180, un’associazione di persone con problemi di infermità mentale appena liberati dalla legge Basaglia. Scoprendo con stupore la vivacità e la voglia dei membri della cooperativa, Nello cerca con loro delle idee per entrare nel mondo del lavoro, sia per un autorealizzazione personale e dei pazienti che per sottrarsi alle elemosine dell’assistenza sanitaria.
Inizia così una tragicommedia interpretata da un serioso Claudio Bisio, perfetto nella parte dell’imprenditore amareggiato ma forte delle sue idee, supportato da un gruppo di attori talmente bravi, nella parte dei malati mentali, da sembrare veri. Forte nei sentimenti e negli argomenti trattati, Giulio Manfredonia si destreggia bene nel difficile ma reale problema di un’ evidente diversità non compresa, circondando il tema principale con le problematiche di un rapporto di coppia difficile a causa del lavoro intenso, con difficoltà sociali e burocratiche; il tutto trattato senza enfasi o drammaticità, ma in un racconto forte e arioso, che in alcuni punti fa sorridere e incanta, ma allo stesso tempo fa riflettere su temi delicati che appartengono alla società italiana, nel rispetto di chi convive e lavora con malati particolari.

Claudia Antignani

Uscita film in Italia: 31 ottobre 2008


Genere: Drammatico
Italia, 2008 – 111’

Regia: Giulio Manfredonia
Cast: C. Bisio, A. Caprioli, G. Battiston, G. Colangeli, R. Russo, A. Bosca, G. Calcagno, P. Ragusa, C.G. Gabardini.


RESOLUTION 819

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA

sezione SELEZIONE UFFICIALE
CINEMA 2008|Concorso


RESOLUTION 819
di Giacomo Battiato

L’ultimo film di Giacomo Battiato, in concorso al Festival del Cinema di Roma, non ha bisogno di parole e di commenti riguardanti all’estetica, alla bellezza delle scene, alla qualità tecnica, alla bravura degli attori: “Resolution 819” infatti si eleva al di là di ogni possibile discussione cinematografica, per imporsi come un’opera necessaria, utile, interessante. Della strage di Srebrenica, il massacro peggiore avvenuto in Europa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il cinema ha ancora parlato troppo poco, motivo per cui una pellicola di questo spessore, che racconta e diffonde una storia così terribile, ha il diritto di non essere trattata soltanto come un’opera cinematografica. La “Risoluzione 819”, decretata dalle Nazioni Unite, rappresenta una garanzia e un impegno a proteggere e tenere al sicuro la popolazione musulmuna dell’enclave di Srebrenica, in Bosnia. Le truppe serbe del generale Mladic, sotto gli occhi impotenti dei caschi blu dell’ONU, nel luglio del 1995 invadono la zona protetta operando una “pulizia etnica” che in quattro giorni provoca il massacro di 8000 bosniaci. In seguito a questa strage, l’ONU invia in Bosnia un volontario per scoprire la verità su quanto accaduto: per l’investigatore francese Jacques Calvez si tratterà di un vero e proprio viaggio all’inferno, tra testimonianze, fosse comuni, resti umani e un odore rancido perennemente nell’aria, l’odore della morte.
La pellicola si limita a voler raccontare i fatti di Srebrenica, analizzando ogni indizio emerso dalle ricerche di Calvez e del suo team di specialisti. Restano negli occhi le dolorose scene di massacro, l’odore di putrefazione che dallo schermo della sala si insinua tra le poltrone del pubblico, colpendolo allo stomaco con la sua angosciante verità. Una lezione di storia che fa male, ma necessaria, che lascia interdetti di fronte alla banalità delle violenza e all’assordante silenzio che ci resta dentro dopo esserci posti un’inevitabile domanda: come è possibile tutto ciò?

Alessio Trerotoli

Regia: Giacomo Battiato
Con: Benoit Magimel, Hyppolite Girardot, Karolina Gruszka
Nazionalità: Francia, Polonia, Italia
Anno: 2008
Durata: 83'

EL ARTISTA

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione SELEZIONE UFFICIALE
CINEMA 2008|Concorso


EL ARTISTA
L'ARTISTA
di Mariano Cohn e Gastòn Duprat

Che cos’è l’arte? Per Andy Warhol l’arte è ciò che puoi riuscire ad ottenere da essa, per Pablo Picasso invece l’arte è una bugia che aiuta a realizzare la verità. Marcel Duchamp riteneva invece che l’arte non fosse nell’opera, ma nello spettatore, mentre per Cechov ciò che piace è arte, ciò che non piace non è arte. L’arte è questione di dibattito da secoli; diverse scuole di pensiero, artisti e filosofi hanno dedicato la loro esistenza nel cercare di dare una risposta, e la natura stessa di questo splendido film argentino è nella panoramica che si pone nei confronti dell’arte contemporanea, dove la linea che separa il mondo dell’arte da tutto il resto si è fatta inesorabilmente più sottile.
Jorge Ramirez svolge meccanicamente il suo lavoro di infermiere presso un istituto psichiatrico. Nella monotonia della sua vita irrompe l’anziano Romano, autistico, ma dallo straordinario talento artistico. Chiuso nel suo silenzio, che interrompe soltanto per chiedere le sigarette, Romano disegna dei quadri di grande spessore, che attirano immediatamente l’attenzione del suo infermiere. Jorge decide di appropriarsi dei lavori dell’anziano e di proporli ad una galleria d’arte spacciandosi per l’autore. Senza neanche rendersene conto si ritroverà ad essere un artista di culto, famosissimo e apprezzato in tutto il mondo, ma dovrà sempre continuare a fare i conti con l’ispirazione del suo assistito, a volte assente per ripicca nei confronti dell’infermiere plagiatore, e con l’assidua attenzione che il mondo dell’arte pone su questo nuovo grande artista, i cui silenzi di fronte alle domande dei critici d’arte sono letti come una straordinaria risposta alla crisi della società contemporanea piuttosto che esser visti per quello che sono: l’incapacità di un uomo di esprimere le sensazioni e le emozioni di fronte ad un’arte che non gli appartiene.
Diretto dalla coppia Cohn-Duprat, il film mette in mostra lo straordinario gusto estetico dei suoi autori: interamente girato con una lunga serie di inquadrature fisse, dove ogni sequenza sembra un’opera d’arte, negando in senso assoluto i movimenti di macchina e lasciando allo schermo il compito di porsi come cornice ideale di ogni quadro/inquadratura. Un film ironico ma allo stesso tempo riflessivo e profondo, capace di descrivere con bravura e maestria il difficile contesto dell’arte contemporanea e il paradosso per cui ogni uomo è un potenziale artista. Una delle migliori pellicole in concorso al Festival del Cinema di Roma.

Alessio Trerotoli

Nazionalità: Argentina, Italia
Regia: Mariano Cohn e Gastòn Duprat
Cast: Sergio Pangaro, Alberto Laiseca
Anno: 2008
Durata: 90'
Genere: Drammatico

ROCKNROLLA

By Ufficio Stampa Universy Tv on 02:35

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione PROIEZIONE SPECIALE


ROCKNROLLAdi Guy Ritchie

Dopo i grandi successi di “Lock & Stock” e “The Snatch”, Guy Ritchie torna ad occuparsi della malavita londinese andando a formare una sorta di trilogia del crimine. “Rocknrolla” conferma tutta la bravura di Ritchie nel raccontare e intrecciare storie di gangster e malviventi sempre caratterizzati alla perfezione, offrendo di volta in volta un prodotto originale senza però discostarsi mai dal suo stile: così come la musica ha vissuto la sua epoca brit-pop negli anni 90, così il cinema di Guy Ritchie, grazie al timbro caratteristico delle sue pellicole, può essere definito come brit-crime cinema, un sottogenere perfettamente inserito nel vasto filone dei gangster movie.

Londra è una metropoli in costante espansione: il campo dell’edilizia è un settore in costante crescita, su cui inevitabilmente si sono posati gli occhi di imprenditori senza alcuna morale, disposti a spargere sangue pur di ottenere il controllo. Sul campo dell’edilizia sono scesi a giocare i gangster, è il caso di Lenny Cole (Tom Wilkinson), il boss che controlla gran parte della città: licenze, permessi. Il classico gangster “vecchia scuola” (il preside di questa scuola, come si definisce lui stesso nel film), costretto a collaborare con la nuova ondata criminale giunta in città, rappresentata da un miliardario russo. La quantità di soldi in circolazione alletta tutti i criminali della città, come il gruppo di malviventi del “mucchio selvaggio” (tra cui One Two, interpretato da un grande Gerard Butler), la splendida contabile Stella. Quando tutti i criminali della città si cercano, si inseguono, si rincorrono, si contrastano, l’oggetto intorno al quale ruota tutta la storia, un quadro fortunato, finisce nelle mani del figlio di Lenny, una rockstar tossicodipendente, Johnny Quid, che diventerà ben presto parte integrante dell’intera vicenda.

Tra Guy Ritchie e Londra c’è senza dubbio un legame particolare, il regista sembra nutrirsi dei vicoli della città, dei suoi bassifondi, della sua controcultura, per creare quel tipo di atmosfera che si avvicina al Tarantino dei primi anni in quanto a ironia, spettacolarizzazione della violenza, ritmo e intrattenimento, senza dimenticare la bravura di Ritchie nel conferire ai suoi personaggi una connotazione sempre divertente e “cool”. Non mancano le scene memorabili, come l’inseguimento tra One Two e un gangster russo inarrestabile, e l’esecuzione del Notturno di Chopin da parte di Johnny Quid al pianoforte di un pub. Il finale del film promette un ritorno dei personaggi in un sequel dal titolo “Il vero Rocknrolla”, nell’attesa del prossimo film di Guy Ritchie, centrato su uno dei personaggi più celebri della cultura londinese: Sherlock Holmes.

Alessio Trerotoli


Regia: Guy Ritchi
Con : Gerard Butler, Jeremy Piven, Thandie Newton, Gemma Arterton, Tom Wilkinson, Jamie Campbell Bower, Idris Elba, Mark Strong, Toby Kebbell, Bronson Webb
Nazionalità: Gran Bretagna
Durata: 114'
Anno: 2008
Genere: Azione


PRIDE AND GLORY

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione ANTEPRIMA UFFICIALE|Concorso

PRIDE AND GLORY IL PREZZO DELL'ONORE
di Gavin O’Connor

Il 2008 a quanto pare è l’anno delle pellicole su famiglie di poliziotti o della corruzione all’interno della polizia: già in “American Gangster” avevamo avuto un assaggio del giro di mazzette tra criminali e poliziotti, nel finale de “I padroni della notte” invece un’azione illegale di un poliziotto viene coperta dai colleghi (il film tra l’altro racconta proprio di una famiglia di poliziotti). Il recente “La notte non aspetta” racconta ancora un caso di corruzione all’interno del distretto di polizia. In questo contesto “Pride and Glory” non spicca certo per originalità, dando l’impressione di raschiare un barile già svuotato di ogni interesse.

New York. Quattro agenti di polizia sono morti durante un’azione, mentre cercavano di introdursi nella casa di un noto criminale legato alla droga. Ogni cosa fa pensare che siano caduti in un’imboscata dovuta ad una soffiata arrivata agli spacciatori proprio da qualcuno all’interno del distretto di polizia. Tutti gli agenti della narcotici si mettono al lavoro per rintracciare il criminale; Edward Norton, anche se riluttante, viene convinto dal padre Jon Voight (capo dei detective) ad occuparsi del caso, spaventato all’idea di dover scavare e indagare all’interno del distretto guidato da suo fratello Noah Emmerich e all’interno del quale lavora suo cognato Colin Farrell. Indizio su indizio, Edward Norton si troverà ben presto di fronte ad una scelta morale difficile da sostenere: coprire la verità, proteggendo così la sua famiglia e l’istituzione che rappresenta, o adempire ai suoi doveri, lasciandosi andare alla lealtà e all’onestà.

La divisa conferisce a chi la indossa orgoglio e gloria, come da titolo, ma che succede se non si è più degni di indossarla? O’Connor indaga sulla fitta rete di segreti e verità nascoste che si nascondono dietro il muro delle istituzioni, grazie ad una storia di lealtà famigliare e senso del dovere: il film, nonostante tutto, può vantare l’alta qualità del cast (bravissimi Norton e Farrell, due facce della stessa medaglia) e della regia (O’Connor nella prima parte del film regala un bellissimo piano sequenza attraverso il quale attraversiamo il luogo del crimine insieme ai personaggi). In concorso al Festival del Cinema di Roma, “Pride and Glory”, nonostante le buone intenzioni e l’ottima resa di alcune sequenze, non sembra però regalare niente di nuovo ad un genere cinematografico come il thriller poliziesco già abbastanza ricco sia di orgoglio che di gloria.

Alessio Trerotoli

Uscita film in Italia: 31 ottobre 2008


Regia: Gavin O’Connor
Con : Colin Farrell, Edward Norton, Jon Voight, Noah Emmerich, Jennifer Ehle
Nazionalità: USA
Durata: 125'
Anno: 2008
Genere: Drammatico


Premiazione

By Ufficio Stampa Universy Tv on 05:30

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA


PREMIAZIONE


"Opium War" e "Resolution 819": Il Festival premia l’impegno politico e umano
In una sala Sinopoli gremita di giornalisti, politici, addetti ai lavori e centinaia di appassionati, ha avuto luogo l’attesa cerimonia di premiazione della terza edizione del Festival del Cinema di Roma. Sotto lo sguardo attento del presidente Rondi, che ha introdotto la serata ringraziando il pubblico per la partecipazione e per la votazione, quindi sono stati presentati i cinque membri della giuria, cinque critici cinematografici internazionali tra cui il nostro Edoardo Bruno.
Sezione Alice nella città (giuria sotto i 12 anni): Miglior film il francese “Magique!” di Philippe Muyl. Ha ritirato il premio il giovane protagonista del film, il piccolo Louis Dussol che ha approfittato dell’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alle riprese, per poi leggere un messaggio del regista del film: “Non sono qui perchè avevo promesso di presentare una serata in un piccolo cinema di provincia, avevo dato la mia parola e non potevo non mantenerla. Il film è per tutti gli adulti che credono di sentirsi ancora bambini: io credo ancora nella dolcezza”.
Sezione Alice nella città (giuria sopra i 12 anni): Miglior film il britannico “Summer” di Kenny Gleenan, con Robert Carlyle. Ha ritirato il premio lo stesso regista: “Sei nervoso quando cerchi i soldi per i film, l’ansia poi resta durante la lavorazione e non parliamo di quando si riceve un premio così importante”.
Dopo i due premi della sezione “Alice nella città”, è arrivato il momento del Marc’Aurelio d’oro: una menzione speciale è stata ricevuta dal film “Aide toi, le ciel t’aidera” e “A Corte do Norte”. Il regista portoghese di quest’ultimo, Joao Botelho, ha ricevuto un applauso gonfio d’entusiasmo per le sue inaspettate parole: “Essere a Roma è stata un’esperienza bellissima, in particolare è stato stupendo vedere un milione di studenti per le strade a manifestare”. Assegnate le menzioni speciali, Donatella Finocchiaro (”Galantuomini”) e Bohdan Stupka (”With a warm heart”), hanno ricevuto il Marc’Aurelio d’oro per la migliore interpretazione femminile e maschile, quindi è arrivato il momento dei film in concorso.
Marc’Aurelio d’oro al miglior film, assegnato dalla critica: “Opium War” di Siddiq Barmak: “Porterò questo premio come segno di pace in Afghanistan”. La scelta della critica ha voluto premiare il regista dell’acclamato “Osama”, per il suo modo di trattare e di soffermarsi su un argomento delicato come la guerra in medioriente. Restano così a bocca asciutta film di grande spessore come l’apprezzatissimo “El Artista” (uno dei favoriti alla vigilia) e il tedesco “Shattenwelt”.
Marc’Aurelio d’oro al miglior film, assegnato dal pubblico: “Resolution 819″ di Giacomo Battiato, che ha ricevuto anche un premio di 75000 euro assegnato dallo sponsor BNL: “Questi soldi in parte andranno ai profughi bosniaci, vittime di una guerra che abbiamo avuto accanto, a cui abbiamo dato le spalle diventando per questo complici. Il resto lo userò per il mio prossimo film, quindi sono soldi che resteranno nel cinema”. Dalle voci che sfuggono incontrollate per i corridoi dell’Auditorium, il film di Battiato sembra aver avuto la meglio per una manciata di voti su “Il Passato è una terra straniera” di Vicari. “Resolution 819″ è stato premiato probabilmente più per la potenza del tema trattato che per la qualità effettiva del prodotto, un film di buona fattura che ha raccontato la strage di Srebrenica in Bosnia, nel 1995. Una pellicola forte e potente, che ha sensibilizzato il pubblico conquistandolo con la potenza della sua storia. Un premio inatteso ma meritato.
Il Festival si è chiuso con un grande finale pirotecnico, la cavea dell’Auditorium si è infatti illuminata a giorno sotto le luci dei fuochi d’artificio, mentre in sottofondo scorrevano le musiche di John Williams (”Guerre Stellari”) ed Ennio Morricone (”C’era una volta il West”).

Alessio Trerotoli

I PREMI DI ALICE NELLA CITTÀ
-Premio Alice nella città (8 - 12 anni): MAGIQUE! di Philippe Muyl
-Premio Alice nella città (13 – 17 anni): SUMMER di Kenneth Glenaan

IL PREMIO ASSEGNATO DAL PUBBLICO
-Premio Marc’Aurelio d’Oro del pubblico al miglior film: RESOLUTION 819 di Giacomo Battiato

I PREMI ASSEGNATI DALLA GIURIA DI CRITICI
-Premio Marc’Aurelio d’Oro al miglior film: OPIUM WAR di Siddiq Barmak
-Premio Marc’Aurelio d’Argento alla migliore interprete femminile: DONATELLA FINOCCHIARO per Galantuomini di Edoardo Winspeare
-Premio Marc’Aurelio d’Argento al miglior interprete maschile: BOHDAN STUPKA per Serce na dloni (With a Warm Heart / Il cuore in mano) di Krzysztof Zanussi

MENZIONI SPECIALI:
-A CORTE DO NORTE (Northern Land / La tenuta al nord) di João Botelho
-AIDE TOI, LE CIEL T’AIDERA (With a Little Help from Myself) di François Dupeyron

I PREMI ALLA CARRIERA
-Premio Marc’Aurelio d’Oro alla carriera all’Actors Studio. Ha ritirato il premio Al Pacino
-Premio Marc’Aurelio d’Oro alla carriera a Gina Lollobrigida

Vincitori premi collaterali

By Ufficio Stampa Universy Tv on 09:06

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM
DI ROMA

VINCITORI
PREMI COLLATERALI

Verdetti a sorpresa
Il Festival internazionale del film di Roma sta giungendo al termine, ma come in tutti i festival che si rispettino, freme il desiderio (spero non solo mio!) di scoprire quali saranno i vincitori delle varie sezioni, sperando di non rimanere delusi dai verdetti. Se nel pomeriggio in passerella avremo due “big” che chiuderanno la kermesse romana, Lollobrigida (premiata alla carriera presenterà il documentario autobiografico Gina Lollobrigida. Un simbolo italiano) e Ranieri (assente in conferenza stampa, ma atteso per la proiezione de L'ultimo pulcinella), la desolazione mattutina è stata smorzata dai primi risultati per quanto riguarda i cosiddetti “premi collaterali”, che sicuramente hanno destato qualche sorpresa tra gli addetti ai lavori.

    Il Premio L.A.R.A. (Libera associazione rappresentanza di artisti) al migliore interprete italiano tra i film in concorso in tutte le sezioni del Festival è stato assegnato a Michele Riondino, protagonista al fianco di Elio Germano del film di Vicari Il passato è una terra straniera. Menzione speciale in questa sezione, per tutto il cast del film di Giulio Manfredonia, Si può fare, presentato ieri sera tra le Anteprime fuori concorso.

  • Il Premio Cult al miglior documentario tra i 12 in anteprima nella sezione “L'Altro Cinema”, è andato a Gyumri di Jana Sevcikova.
  • Il Premio Enel Cuore al miglior documentario sociale, sempre tra quelli della sezione “L'Altro Cinema – Extra”, a Life. Support. Music. di Eric Daniel Metzgar.
  • Il Premio Farfalla d'oro Agiscuola, assegnato da una giuria di ragazzi di tutta Italia ad Aide toi, le ciel t'aidera di François Dupeyron.

Tutto questo come assaggio rispetto ai premi più ambiti che nel tardo pomeriggio verranno consegnati durante un evento speciale; nel corso delle premiazioni ufficiali, infatti, oltre al già citato Premio alla Carriera per la Lollobrigida, grande interprete del cinema nostrano, saranno premiati, nell'ambito della Selezione Ufficiale, il miglior film (per critica e per pubblico) e i migliori interpreti maschile e femminile; per la sezione “Alice nella città”, invece, che tante cose di alto livello ha saputo far vedere al pubblico, saranno premiati i migliori cortometraggi scelti dai ragazzi sotto e sopra i 12 anni d'età.

La terza edizione del festival si chiuderà con uno spettacolo pirotecnico serale , mentre nell'arco della giornata di domani, sempre all'Auditorium saranno proiettati i film premiati.

Patrizio Caruso

QUELL'ESTATE

By Ufficio Stampa Universy Tv on 08:32

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL
FILM DI ROMA
sezione ALICE NELLA CITTA'


QUELL'ESTATE
THAT SUMMER
di Guendalina Zamoagni

Film fresco, divertente. Una commedia dal sapore agrodolce, lontana dagli sfarzi di altri film “toscani” alla Pieraccioni, ma con un cast a metà tra esordi ed indubbia maturità artistica che ha contribuito alla realizzazione in modo assolutamente positivo: Alessandro Haber e Pamela Villoresi da una parte; Diane Fleri dall'altra solo per citare la rappresentante più nota di un gruppetto di giovani e giovanissimi attori, o aspiranti tali, che fanno di questo film un piccolo diamante. Buon risultato per una produzione a basso budget e tempi di produzione strettissimi.
Opera d'esordio di Guendalina Zampagni, basata su un soggetto scritto da Tommaso Avati (figlio di Pupi), il quale aveva inizialmente rinunciato alla regia ma ha poi contribuito alla sceneggiatura, “Quell'estate” riporta alla luce ricordi ed emozioni di una famiglia degli anni '80 in vacanza nella loro casa in Toscana.
Vittorio (Haber) e Marinella (Villoresi), sono padre e madre di questa famiglia, composta anche da Eleonora (la bellissima Fleri) e da Matteo (Jacopo Troiani).
Il film racconta le loro vicende, i loro desideri, le loro speranze, perché ognuno di loro ha bisogno di qualcosa; quel qualcosa che rende la situazione familiare così instabile e falsamente serena: Vittorio sta provando a ristabilirsi dai postumi di un attacco cardiaco; Marinella cerca di tirare avanti un rapporto che è diventato abitudine; Eleonora, ragazza madre, torna al paese per ritrovare l'amato Antonio e si ritrova alle calcagna uno sbadato e dolce ragazzo del paese, Giulio, entrato in casa per dare ripetizioni a Matteo.
Quest'ultimo è l'unico elemento “normale” in una famiglia in crisi, forse il più maturo, alle prese con la classica cotta adolescenziale per una ricca ragazza che con le sue cugine fa girare la testa a lui e ai suoi compagni di avventure (esilaranti per la loro genuinità di interpretazione).
L'estate che vivranno sarà importante perché, in un modo o nell'altro, cambierà le vite di tutti.
Un successo per il film della Zampagni potrebbe voler dire che in fondo c'è ancora speranza per film di qualità a basso budget, rispetto ai molti film di dubbio gusto che popolano le nostre sale.

Patrizio Caruso

Regia: Guendalina Zamoagni
Cast: Alessandro Haber, Pamela Villoresi, Diane Fleri, Jacopo Troiani

Italia, 2008 – durata 82'

MIDDLE OF NOWHERE

By Ufficio Stampa Universy Tv on 08:03

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione ALICE NELLA CITTA'


MIDDLE OF NOWHERE
di John Stockwell

Villette, staccionate, vialetti, biciclette…insomma la tipica cittadina di provincia americana vista in tonnellate di film e che, come si sa, non offre grandi possibilità a chi ci abita: è qui che si svolge la vicenda di Middle of Nowhere presentato al Festival Internazionale del film di Roma nella sezione Alice nella città.
Grace (Eva Amurri) è la classica brava ragazza che sogna di entrare all’università e diventare medico; per riuscirci deve trovare i soldi e per questo lavora come bagnina in un parco acquatico (unica attrattiva della ridente città). Vive con la madre Rhonda - interpretata da una fantastica Susan Sarandon, vera madre della Amurri - e con la sorella Taylor (Willa Holland).
Rhonda, madre irresponsabile rimasta vedova, rimprovera costantemente sua figlia Grace di essere “troppo seria” e vive per la figlia minore che vuole diventare modella e in favore della quale sperpera i soldi per l’università di Grace, costringendola a tentare di chiedere un mutuo che non le verrà concesso.
Ma andando avanti il film ci rivela che non tutto è come sembra: Taylor vuole veramente fare la modella o quello è il sogno di sua madre? È forse una profonda sofferenza che porta Rhonda a comportarsi in quel modo?
A sconvolgere la vita di questa famiglia, già di per se atipica, ci pensa Dorian (Anton Yelchin) collega di Grace al parco acquatico.
Dorian figlio adottivo di una famiglia alto borghese, è mandato dai genitori a stare dallo zio a lavorare durante l’estate. Propone a Grace di entrare in società: per far soldi cominciano a spacciare marijuana. Intraprendiamo così un viaggio on the road nella provincia americana dove l’apparenza inganna sempre e comunque: non sono solo i giovani quindicenni a fare uso di droghe leggere ma i “clienti” di Dorian sono insospettabili.
Attorno a questa vicenda si sviluppano tematiche tipiche dell’universo adolescenziale: amore, feste, rapporto con i genitori: un viaggio che traghetta i protagonisti verso l’età adulta.
Il film sviluppa in maniera molto originale argomenti che abbiamo visto trattati in molti film per adolescenti, ma la cosa più sorprendente è la maniera in cui viene trattato l’argomento della droga. Sicuramente non inneggia al consumo delle droghe leggere e i protagonisti vengono, in un certo senso, puniti per il modo in cui cercano di guadagnarsi i soldi, ma è tutto molto leggero, non c’è retorica ne moralismo.
È un film destinato sicuramente a un pubblico giovane ma godibilissimo da tutti sia per la buona qualità che per gli interpretazione degli attori.

Paola Granato

Genere: Commedia
Stati Uniti, 2008 - 95’

Regia: John Stockwell
Cast: S. Sarandon, E. Amurri, A. Yelchin

ESTOMAGO

By Ufficio Stampa Universy Tv on 07:09

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione OCCHIO SUL
MONDO

ESTOMAGO
ESTOMAGO - UNA STORIA GASTRONOMICA
di Marcos Jorge

Estomago è il film italo-brasiliano che ha aperto la sezione Occhio sul mondo del Festival Internazionale del Film di Roma.
È il primo lungometraggio di Marcos Jorge co-prodotto dalla Indiana Production di Gabriele Muccino, Marco Cohen e Fabrizio Convito, grazie all’accordo bilaterale Italia-Brasile siglato all’inizio degli anni ’70.
Ha girato molti festival e vinto molti premi diventando film rivelazione dell’anno in Brasile. Anche qui al Festival di Roma ha riscosso molto successo, peccato che abbia avuto un solo passaggio senza repliche.
Narra la storia di Raimundo Nonato un ragazzo di campagna “senza arte ne parte” e senza soldi che, grazie al proprietario di una rosticceria, scopre l’arte della cucina.
Cucinare gli aprirà il mondo dei sapori, dell’amore, del sesso e del potere.
La particolarità di questo film non sta solo nella storia ma (finalmente!) anche nel modo in cui viene raccontata: attraverso il montaggio alternato ci vengono mostrati momenti diversi della vita del cuoco: Raimundo cucina in un bar, in un prestigioso ristorante italiano e poi in carcere; un puzzle che ricomporremo solo alla fine.
In un mondo diviso tra forti e deboli, Raimundo sceglie di cucinare e attraverso quest’arte riesce a compiere la sua singolare scalata sociale prendendo tutti per la gola.
È un film fatto di odori, puzze, sapori ottimi e disgustosi. “Con il cibo non bisogna avere pregiudizi” - ripete più volte Raimundo - i sapori più dolci possono nascondersi dietro alle pietanze apparentemente più ripugnanti.
Cibo come nutrimento della carne e dello spirito ma anche come validissima e - talvolta - pericolosa merce di scambio.
Estomago è una favola per adulti dalla comicità grottesca e un finale sorprendente che sarebbe molto bello vedere nelle sale.

Paola Granato

Genere: Drammatico
Brasile 2007 - 112’

Regia: Marcos Jorge
Cast: J. Miguel, F. Nascimento

Coração VAGABUNDO

By Ufficio Stampa Universy Tv on 06:30

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione OCCHIO SUL MONDO


Coração VAGABUNDO

WANDERING HEART
di Fernando Grostein Andrade

Evento speciale all’Auditorium Conciliazione: il cinema incontra la musica attraverso la presentazione del film su Caetano Veloso e la successiva performance musicale preceduta da un incontro con l’artista e il regista.
Il film, che doveva essere inizialmente la ripresa di un solo concerto, diventa un ritratto del musicista e cantante, seguito da San Paolo a New York, dal Giappone all’Italia, e ripreso in compagnia di personaggi come Pedro Almodóvar, David Byrne, Michelangelo Antonioni.
È il giovanissimo regista a proporre di fare un film con le scene riprese tra un concerto e l’altro del tour per il primo album interamente in inglese, "A Foreign Sound"(2004), che comprende anche cover di canzoni famose come It’s Alright, Ma (I’m only bleeding) di Bob Dylan e Come as You Are, dei Nirvana. Il musicista e cantante si esprime così davanti al pubblico in tutta la sua naturalezza e ironia, e scene in cui cammina per le città parlando direttamente alla cinepresa, che segue il suo passo indietreggiando, si alternano a pezzi più “contemplativi” come quella sequenza sulla metropolitana a Tokio di un bambino che guarda i genitori addormentarsi.
Caetano Veloso, esponente più noto a livello internazionale della MPB (Música Popular Brasileira, musica popolare brasiliana) e del movimento tropicalista, ha iniziato la sua carriera con la bossa nova ma presto ha iniziato l'esplorazione di tutti i generi musicali, dal folklore brasiliano ai ritmi africani, al rock, al jazz, fino alla canzone sentimentale e tradizionale in lingua spagnola, spostando pian piano il suono del pop brasiliano verso l'attivismo politico con attenzione al sociale.

Chiara Salari

Genere: Documentario
Brasile, 2008 - 70’

Regia: Fernando Grostein Andrade
Cast: Caetano Veloso, Pedro Almodóvar, Michelangelo Antonioni, David Byrne

EASY VIRTUE

By Ufficio Stampa Universy Tv on 05:38

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione SELEZIONE UFFICIALE

ANTEPRIMA|Concorso

EASY VIRTUEdi Stephan Elliott

L'America sensuale e ribelle. Il Regno Unito tra humor proverbiale e stereotipi culturali.
Ingredienti questi di una commedia tratta dal romanzo di Noel Coward, che il regista Stephan Elliot ha definito essere inizialmente “un melodramma neanche troppo divertente” e al quale lui e il co-sceneggiatore Sheridan Jobbins hanno saputo aggiungere splendide battute, per niente dissonanti con lo stile dell'opera, datata 1923.
Grandi risate. Azione sempre viva, intensa. Siparietti godibili grazie alla grande interpretazione degli attori, “costretti” a girare molto spesso improvvisando, o comunque, con la scarsa possibilità di fare delle prove (le riprese sono durate in tutto sette settimane).
“Una commedia antiromantica”, come la definisce Ben Barnes, il principe Caspian delle Cronache; Barnes, appunto, è John Wihittaker, inglese sbarcato in America e rimpatriato con la neo-moglie, l'americana Larita, una ragazza assolutamente antitetica rispetto al “prototipo” inglese dell'epoca. Larita sconvolge la vita tranquilla della famiglia di John, in particolare della madre, Mrs Whittaker (Kristin Scott Thomas), che dal primo momento non nutre simpatia per la nuova arrivata e tenta in ogni modo di imporsi e allontanarla dal figlio, arrivando, grazie all'aiuto delle altre figlie, a svelare un segreto che mette alla prova l'amore di John.
Gli unici a nutrire simpatia per Larita sono il padre di John (Colin Firth), rassegnato fisicamente all'oppressione della moglie, ma con un'ironia pungente e diretta, e il maggiordomo, un magnifico Kris Marshall, alla cui sola vista ci si prepara a risate abbondanti e sincere.
Il film si dipana sul botta e risposta tra suocera e nuora, su un modello che, è vero, abbiamo visto in molti film, ma che qui assume un punto di vista moderno, fresco, veloce, giocato soprattutto sul personaggio eccezionale di Larita.
Commedia esilarante dal sapore british con quel tocco americanizzante della Biel, per la quale è stato “utile trovarsi in una posizione estranea”, come unica non inglese nel cast almeno tra i ruoli principale, perché l'essere “un pesce fuor d'acqua”, secondo lei e secondo Elliot, le ha dato modo di apportare elementi sempre nuovi al personaggio.
Ottimo ritorno in regia per l'australiano Elliot, dopo un'assenza decennale in campo cinematografico.

Patrizio Caruso

Regia: Stephan Elliot
Con: Jessica Biel, Ben Barnes, Colin Firth, Kristin Scott Thomas
Nazionalità: Gran Bretagna
Anno: 2008
Durata: 96'
Genere: Commedia