Bancs Publics, Festival Internazionale del Cinema di Roma



di Bruno Podalydès

Bruno Podalydès si presenta in sala, alla prima del suo film, con aria allegra, spensierata, anticipato da un’eccitato Mario Sesti (curatore della sezione Extra, che si riconferma anche quest’anno come la più interessante del Festival), visibilmente fiero di aver portato a Roma un film che è un concentrato del cinema francese più puro.
L’esilarante prologo nel quale Podalydès racconta una sua sfortunata ma divertente vicenda a Cannes fa pensare “se il buongiorno si vede dal mattino”. E il mattino fu.
Bancs publics è il film più bello visto finora al Festival; ironico, emozionante, delicato, non annoia nelle sue due ore piene e considerando una mole di attori (circa 86, tra i quali Chiara Mastroianni e Catherine Deneuve) degna di Ben Hur che si intrecciano in un groviglio di storie di vita quotidiana.
Dramma di partenza: al quarto piano di un palazzo di Versailles qualcuno ha appeso un inquietante striscione con scritta a bianca a fondo nero, “Uomo solo”.
Da qui, il film procede dividendosi in tre tempi, il primo dei quali si svolge nel palazzo di fronte, in un ufficio dove Lucie (Florence Muller) e le sue colleghe “fannullone” (come direbbe qualcuno in Italia) se ne accorgono e danno il via a una serie di ipotesi su chi possa essere, cosa voglia dire e perché.
L’indagine coinvolge tutti in poco tempo, dal basso fino al vertice dell’azienda in un susseguirsi di eventi.
In pausa pranzo, l’attenzione si sposta in un parco nella piazza vicina; qui l’atmosfera è più delicata, poetica e personaggi nuovi si inseriscono affiancandosi agli altri.
Tra giochi di bambini, tristi ricordi, amori delusi e sguardi incantati (meravigliosa la parte dei due adolescenti che si fissano per tutto il tempo senza dirsi una parola), il parco si anima di segreti, illusioni, e speranze sotto lo sguardo di un giovane barbone che fa quasi da padrone di casa.
Infine, si scatena il teatro dell’assurdo; l’incrocio di situazioni strane e comiche ha, infatti, il suo apice nel negozio di ferramenta all’angolo (lo stesso Podalydes ne è il proprietario nel film), dove impiegati improbabili e clienti di ogni genere creano momenti di una ilarità coinvolgente, fino al culmine esplosivo che ci accompagna al finale.
Bancs publics, terzo episodio della Railway station trilogy di Podalydès, può essere considerato una delle perle di questa quarta edizione, dondolandoci fino alla fine in una giostra di eventi e personaggi, come nei titoli di coda che girano in cerchio sulla panoramica dall’alto del parco dove si custodiscono segreti ed emozioni.

Patrizio Caruso

Oggi Sposi, Festival Internazionale del Cinema di Roma



di Luca Lucini


Il nuovo film di Lucini, presentato Fuori concorso al Festival internazionale del cinema, il pubblico l’ha già conquistato.
La proiezione è stata preceduta, intramezzata e conclusa da forti applausi di gradimento e risate convinte; anche se non si è amanti della “moderna” commedia all’italiana (il pensiero di un accostamento a quella autentica può far rabbrividire, ma tant’è!), fa comunque piacere pensare che ogni tanto non siano solo i cinepanettoni e affini targati Boldi-De sica a “divertire” con battute squallide, spesso di argomento sessuale.
Che non ci si faccia spaventare dal fatto che gli sceneggiatori, in realtà, sono gli stessi di quei film di Natale dei quali qui c’è fortunatamente solo un velato richiamo; non è un film a sketch, non è un film che mette in piazza i comici del momento che sciorinano le loro battute di fama televisiva e richiamano in sala il pubblico più affezionato.
“Oggi sposi” ha un cast d’eccezione, particolarmente eterogeneo, si passa da Dario Bandiera (buon duo con la Ragonese) a Michele Placido (a tratti eccezionale), affiancato da Lunetta Savino e Francesco Pannofino, nei panni di una famiglia pugliese delle più rustiche.
I personaggi seguono un percorso che li porta a ricongiungersi inesorabilmente nel corso del film: quattro coppie totalmente differenti una dall’altra, lontane per molti versi, ma legate da un filo comune, il giorno del matrimonio.
E’ quindi un countdown che alterna situazioni comiche a momenti senza i quali probabilmente lo spettatore sarebbe comunque sopravvissuto (vedi la festa di gemellaggio dopo il matrimonio tra Argentero e Atias con uno “spettacolare”, nel senso negativo del termine, miscuglio di balli indiani e taranta).
Note a parte meritano Filippo Nigro, uno che non ha niente da invidiare ad altri giovani attori più blasonati (per una sua battuta è partito l’applauso più lungo durante il film), e Francesco Montanari, che fortunatamente non ha pagato il parallelo impegno nella serie di Romanzo criminale a causa della quale poteva sembrare fuori ruolo (in fondo il personaggio traffichino e poco di buono, seppur lontano dal suo Libano, lo ritrova anche qui).
I due sono rispettivamente affiancati da Carolina Crescentini, che troviamo promessa sposa di un Pozzetto sempre in forma, e da Gabriella Pession, isterica showgirl passata di moda (ricorda troppo, volontariamente o meno, Eleonora Giorgi).
Insomma, non ha certo la genialità dello humor inglese o la delicatezza della commedia francese, ma con “Oggi sposi” anche in Italia si ride bene, pur se non a livello di un festival.

Patrizio Caruso

Up in the air, Festival Internazionale del Cinema di Roma



di Jason Reitman


Reitman scrive un soggetto, parte per Como e lo porta a Clooney. Clooney lo legge, e lo accetta.
Se il binomio regista-attore protagonista è parte fondamentale per la riuscita di un film, la pellicola presentata dai due a Roma avrà senza dubbio pieni consensi tra il pubblico (e se pensiamo che alla terza replica festivaliera gli organizzatori sono stati costretti a spostare “Tra le nuvole” nella sala più grande dell’auditorium, a discapito della premiere del mediocre “Lang zai ji”, è segno che il successo sarà garantito).
Ryan Bingham è un uomo sempre in volo, affascinante, carismatico, dalla fede incrollabile per il proprio lavoro che gli permette di evitare per gran parte dell’anno l’unica cosa che gli va stretta: il deprimente ritorno a casa, della quale non sente mai necessità.
Il suo è un mestiere che, al momento, per contrappasso, è tra i pochi a non risentire il peso della disoccupazione negli Usa: Bingham, infatti, è pagato per togliere il lavoro alle persone; è quello che nessun dipendente vorrebbe mai incontrare.
A turbare la quiete della sua vita fatta di soldi, successo e continui viaggi per il paese (oltre al suo grande obiettivo: arrivare a 10 milioni di miglia) è un’ambiziosa ragazza (Anna Kendrick) che propone al direttore dell’azienda (il fedele Jason Bateman) un nuovo metodo che garantisce l’abbattimento dei costi lavorando in sede e “licenziando” il personale via internet.
La libertà e gli obiettivi messi in discussione, l’incontro con una donna in carriera (Vera Farmiga), con la quale avvia un’esilarante quanto assurdo approccio nel bar di un hotel e il riavvicinamento “forzato” alla famiglia che ormai lo considera quasi un estraneo, lo mettono di fronte alla sua assoluta mancanza di radici e pongono l’attenzione sulla possibilità di cambiare.
Il film mette in luce il grave problema economico-finanziario che affligge da lungo tempo gli Usa e il resto del mondo (Reitman indica come questo sia solo un aspetto del film e che per quel tema bisognerebbe vedere “Capitalism” di Moore), ma soprattutto si concentra sulla precarietà dei rapporti umani, una “esile” critica all’apologia dell’individualismo che, in un mondo in continua comunicazione e in cui la distanza è abbattuta da ogni punto di vista, è ormai paradossalmente una realtà assodata e che, nel particolare, rappresenta una sorta di sconfitta del sogno americano.
Reitman è cresciuto tecnicamente rispetto a Juno, ma la perfezione della sceneggiatura, che non crolla quasi mai, a lungo andare può diventare stucchevole (con persone che perdono il lavoro e sono portate a credere che sia meglio così…e qualcuno ci crede!), anche se non è la solita commedia americana che chiunque si potrebbe aspettare.
Si ride e ci si interroga (per carità, non a livello esistenziale!)
Da sottolineare, ma per pura curiosità, la presenza di comparse licenziate realmente nella vita vera.
Buon film, tanti applausi, ma pur avendo vari consensi, non avrà in concorso vita facile come fu per la novità “Juno”.

Patrizio Caruso

After, Festival Internazione del Cinema di Roma



di Alberto Rodriguez

Trasgredire per una sola notte. Allontanarsi dalle abitudini opprimenti, dallo stress, da vite vuote. Ma tutto ciò solo per ritrovare dei vecchi amici o per un grande desiderio di fuga da sé stessi?
“After” pone questa domanda, senza darne soluzione; non che una soluzione debba esserci per forza: “il film parla di tre personaggi arrivati a un punto morto; un viaggio per tornare a un punto di partenza”, afferma lo stesso regista.
Perché l’ “After” del titolo è un dopo, una decisione sulle sorti della propria vita che non deve essere presa, o forse non vuole esserlo, al termine di una nottata di follie, di sesso, droga e feste. Niente è risolvibile nell’arco di una notte, figuriamoci il proprio futuro.
Il film è un racconto che parte da un momento della serata, torna indietro, si snoda attraverso i tre punti di vista dei protagonisti, Manuel, Julio e Ana, viene sviscerato e riportato alla luce fino all’epilogo finale.
Tre storie, tre individui, tre anime solitarie che cercano di farsi forza calandosi nei meandri più bui della trasgressione; ognuno ha il suo mondo, ognuno i suoi problemi, ognuno è una faccia diversa della solitudine, ma per una sera le loro individualità si uniscono, si mettono a confronto, si scontrano.
Basta, ad esempio, una bottiglia scagliata al muro senza un motivo apparente, oppure l’ossessiva ricerca di piacere onanistico a far (ri)emergere l’intrinseca depressione dei protagonisti, i quali passano da euforia a tristezza, da sorrisi a pianti nevrotici in un turbinio di situazioni che nel film vanno a ripetersi, ogni volta rinnovate da un pezzo del puzzle che ora c’è e che prima mancava.
Con un montaggio intricato ma funzionale, una sceneggiatura che diverte e turba, buone musiche e un cast molto affiatato (attori spesso coinvolti in scene di nudo), è uno dei film migliori di questo festival, il quale, seppure in tono minore rispetto agli altri anni, anche stavolta può vantare qualche “perla”.

Patrizio Caruso


Rex

By StephWithPh on 04:09

commenti (0)

Categorie: , , ,

ANTEPRIMA: REX


Torna Rex in una giornata di fuoco

 
Dopo il buon risultato della prima serie, andata in onda lo scorso anno con un indice di share costante del 22%, tornano in una serata “particolare” le avventure di Rex e del commissario Fabbri (il riconfermato Capparoni).

La seconda serie interamente italiana, diretta da Marco Serafini e interpretata, oltre ai già citati protagonisti, da un cast che comprende Fabio Ferri, Pilar Abella e Augusto Zucchi, è ambientata nello splendido scenario garantito da Roma. Dieci episodi per cinque puntate.
L’impegno è grande, non solo per le aspettative dovute alla prestazione precedente, ma anche per la sua ambiziosa (e forse un po’ troppo rischiosa) posizione all’interno del palinsesto di Rai Uno. Il martedì sera, infatti, già di per sé insolito per le serie italiane, vede come dirette contendenti “X factor” e “Ballarò” sulle altre reti Rai, nonché lo scoglio più grande in onda su Canale 5, “Amici”.
Sia Patrizia Cardelli, in rappresentanza di Rai Uno, che i produttori nutrono grandi speranze per questo prodotto che considerano “forte” anche per il buon riscontro che sta avendo negli altri paesi, soprattutto l’Australia (mentre in Austria, dove nacque, verranno vendute entrambe le serie presumibilmente entro il 2009); mentre Kaspar Capparoni non nasconde un certo rammarico per la programmazione del martedì, “alla fine è il pubblico che viene penalizzato”.
In realtà, l’esordio di Martedì 17 marzo in qualche modo ha giustificato la visione positiva; i primi due episodi, infatti, hanno collezionato il 17% di share (perdendo inevitabilmente qualche punto vista la concorrenza) con ben 5 milioni di spettatori a pochi passi da “Amici”, vincitore della serata.
Marco Serafini e Kaspar Capparoni individuano il successo della serie nella ricerca di novità rispetto alla versione austriaca; lo stesso attore afferma di “utilizzare l’italianità per rendere più ironico e casinista il commissario” . Un’idea di “brillantezza” garantita anche dalle gag con il collega Morini (Fabio Ferri) e dal resto del cast, ormai ben assortito e legato da un rapporto quasi familiare; un mix riuscito di indagini verosimili, assassini spietati e qualche bonario sorriso.
Riuscirà un cane a battere la concorrenza spietata?
Staremo a vedere nelle prossime puntate!
Patrizio Caruso

QUELL'ESTATE

By Ufficio Stampa Universy Tv on 08:32

commenti (0)

Categorie: , , , ,

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL
FILM DI ROMA
sezione ALICE NELLA CITTA'


QUELL'ESTATE
THAT SUMMER
di Guendalina Zamoagni

Film fresco, divertente. Una commedia dal sapore agrodolce, lontana dagli sfarzi di altri film “toscani” alla Pieraccioni, ma con un cast a metà tra esordi ed indubbia maturità artistica che ha contribuito alla realizzazione in modo assolutamente positivo: Alessandro Haber e Pamela Villoresi da una parte; Diane Fleri dall'altra solo per citare la rappresentante più nota di un gruppetto di giovani e giovanissimi attori, o aspiranti tali, che fanno di questo film un piccolo diamante. Buon risultato per una produzione a basso budget e tempi di produzione strettissimi.
Opera d'esordio di Guendalina Zampagni, basata su un soggetto scritto da Tommaso Avati (figlio di Pupi), il quale aveva inizialmente rinunciato alla regia ma ha poi contribuito alla sceneggiatura, “Quell'estate” riporta alla luce ricordi ed emozioni di una famiglia degli anni '80 in vacanza nella loro casa in Toscana.
Vittorio (Haber) e Marinella (Villoresi), sono padre e madre di questa famiglia, composta anche da Eleonora (la bellissima Fleri) e da Matteo (Jacopo Troiani).
Il film racconta le loro vicende, i loro desideri, le loro speranze, perché ognuno di loro ha bisogno di qualcosa; quel qualcosa che rende la situazione familiare così instabile e falsamente serena: Vittorio sta provando a ristabilirsi dai postumi di un attacco cardiaco; Marinella cerca di tirare avanti un rapporto che è diventato abitudine; Eleonora, ragazza madre, torna al paese per ritrovare l'amato Antonio e si ritrova alle calcagna uno sbadato e dolce ragazzo del paese, Giulio, entrato in casa per dare ripetizioni a Matteo.
Quest'ultimo è l'unico elemento “normale” in una famiglia in crisi, forse il più maturo, alle prese con la classica cotta adolescenziale per una ricca ragazza che con le sue cugine fa girare la testa a lui e ai suoi compagni di avventure (esilaranti per la loro genuinità di interpretazione).
L'estate che vivranno sarà importante perché, in un modo o nell'altro, cambierà le vite di tutti.
Un successo per il film della Zampagni potrebbe voler dire che in fondo c'è ancora speranza per film di qualità a basso budget, rispetto ai molti film di dubbio gusto che popolano le nostre sale.

Patrizio Caruso

Regia: Guendalina Zamoagni
Cast: Alessandro Haber, Pamela Villoresi, Diane Fleri, Jacopo Troiani

Italia, 2008 – durata 82'

EASY VIRTUE

By Ufficio Stampa Universy Tv on 05:38

commenti (0)

Categorie: , , , , , , ,

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione SELEZIONE UFFICIALE

ANTEPRIMA|Concorso

EASY VIRTUEdi Stephan Elliott

L'America sensuale e ribelle. Il Regno Unito tra humor proverbiale e stereotipi culturali.
Ingredienti questi di una commedia tratta dal romanzo di Noel Coward, che il regista Stephan Elliot ha definito essere inizialmente “un melodramma neanche troppo divertente” e al quale lui e il co-sceneggiatore Sheridan Jobbins hanno saputo aggiungere splendide battute, per niente dissonanti con lo stile dell'opera, datata 1923.
Grandi risate. Azione sempre viva, intensa. Siparietti godibili grazie alla grande interpretazione degli attori, “costretti” a girare molto spesso improvvisando, o comunque, con la scarsa possibilità di fare delle prove (le riprese sono durate in tutto sette settimane).
“Una commedia antiromantica”, come la definisce Ben Barnes, il principe Caspian delle Cronache; Barnes, appunto, è John Wihittaker, inglese sbarcato in America e rimpatriato con la neo-moglie, l'americana Larita, una ragazza assolutamente antitetica rispetto al “prototipo” inglese dell'epoca. Larita sconvolge la vita tranquilla della famiglia di John, in particolare della madre, Mrs Whittaker (Kristin Scott Thomas), che dal primo momento non nutre simpatia per la nuova arrivata e tenta in ogni modo di imporsi e allontanarla dal figlio, arrivando, grazie all'aiuto delle altre figlie, a svelare un segreto che mette alla prova l'amore di John.
Gli unici a nutrire simpatia per Larita sono il padre di John (Colin Firth), rassegnato fisicamente all'oppressione della moglie, ma con un'ironia pungente e diretta, e il maggiordomo, un magnifico Kris Marshall, alla cui sola vista ci si prepara a risate abbondanti e sincere.
Il film si dipana sul botta e risposta tra suocera e nuora, su un modello che, è vero, abbiamo visto in molti film, ma che qui assume un punto di vista moderno, fresco, veloce, giocato soprattutto sul personaggio eccezionale di Larita.
Commedia esilarante dal sapore british con quel tocco americanizzante della Biel, per la quale è stato “utile trovarsi in una posizione estranea”, come unica non inglese nel cast almeno tra i ruoli principale, perché l'essere “un pesce fuor d'acqua”, secondo lei e secondo Elliot, le ha dato modo di apportare elementi sempre nuovi al personaggio.
Ottimo ritorno in regia per l'australiano Elliot, dopo un'assenza decennale in campo cinematografico.

Patrizio Caruso

Regia: Stephan Elliot
Con: Jessica Biel, Ben Barnes, Colin Firth, Kristin Scott Thomas
Nazionalità: Gran Bretagna
Anno: 2008
Durata: 96'
Genere: Commedia

WHERE IN THE WORLD IS OSAMA BIN LADEN?

By Ufficio Stampa Universy Tv on 13:44

commenti (0)

Categorie: , , , , , ,

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione L'ALTRO CINEMA|EXTRA

WHERE IN THE WORLD IS OSAMA BIN LADEN?
di Morgan Spurlock

Osama Bin Laden. L'uomo più ricercato al mondo, preso di mira da uno degli uomini più spericolati del mondo. Motivo: Morgan Spurlock, lo spericolato appunto, aspetta un bambino dalla moglie e non vuole mettere a rischio la vita del nascituro.
Cosa c'è, quindi, di più pericoloso per l'incolumità di un futuro neonato?
Analizzando le varie ipotesi, l'autore di Supersize me, documentario che nel 2004 sconvolse critica e pubblico per la sua brutalità e nuda verità (ai tempi si parlava dei danni causati dal cibo dei Fast food, McDonald su tutti), decide di cimentarsi in una improbabile caccia all'uomo che parte da New York per arrivare fino alle più impervie strade del Pakistan, quelle che nemmeno l'esercito più potente del mondo può dire di avere ancora sotto controllo. Lo fa nel suo stile, alternando i registri tra spunti comici e inchiesta reale, momenti di grande divertimento e profonda riflessione, portando così alla luce la concezione che i paesi attraversati da questo personaggio travolgente (Egitto, Marocco, Israele, Palestina, Arabia Saudita, Afghanista e il già citato Pakistan si susseguono come quadri di livello sempre più difficile di un videogioco) hanno degli Stati Uniti, o meglio, del loro governo.
Spurlock scherza e prende sul serio, gioca e si interroga, si batte con Osama nella finzione in un irresistibile uno contro uno alla stregua di Street fighter, traccia in modo buffonesco gli identikit dei terroristi ritratti come giocatori di baseball, fa un resoconto dei presunti (o confermati) legami degli Usa con i paesi già citati, dipingendo in versione cartoon il governo americano come una statua della libertà molto “poco di buono” che vende armi e si svende per il petrolio.
Il documentario, di cui Spurlock è regista, sceneggiatore e interprete, si pone come un conto alla rovescia, alla fine del quale, con la nascita della figlia, lo stesso protagonista torna a casa con alcune certezze e molti dubbi su quello che potrà essere il futuro di un mondo in cui ovunque i principi e gli interessi economici, politici e religiosi si intrecciano in modo preoccupante.

Patrizio Caruso

Genere: Documentario
Stati Uniti, 2008 – durata 96'

Regia: Morgan Spurlock
Cast: Morgan Spurlock

APPALOOSA

By Ufficio Stampa Universy Tv on 09:30

commenti (2)

Categorie: , , , , , , ,

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione PROIEZIONE SPECIALE

APPALOOSAdi Ed Harris

Appaloosa. Ridere col western.

Sarà per lo scalpitio degli zoccoli sul terriccio; sarà per la magia degli spazi aperti, per i colori, i sapori che l'immaginario collettivo rimanda subito alla storia cinematografica del west; sarà per un cast di tutto rispetto per fama e bravura. Con Appaloosa, il nuovo film diretto da Ed Harris, il Festival di Roma coglie gli applausi finora più forti da parte della stampa e si affaccia promettente all'incontro con il pubblico, certo della sua forza.
Virgil Cole (Harris), insieme al suo decennale compagno di avventure Everett Hitch (Viggo Mortensen) è un saldo difensore della legge nelle città che nel profondo west di legge ne hanno poca. I due, che dimostrano più di una volta di essere complementari tra loro, vengono assoldati dai governanti di una cittadina che ha perso il suo sceriffo, per mano dello spietato Randall Braggs (Jeremy Irons). Dovranno cercare di provarne la colpevolezza, nonostante una bella e solitaria donna (Renèe Zellweger), il cui arrivo in città non passa inosservato.
Harris prende in mano un romanzo di Robert B. Parker (di cui riprende gran parte dei meravigliosi dialoghi riadattandoli con l'aiuto dello sceneggiatore Robert Knott) e ne fa un film che stilisticamente rientra in modo perfetto nel genere tra i più classici del cinema americano, apportando qualche modifica azzeccata: “l'umorismo asciutto che viene direttamente dal romanzo di Parker” e il ruolo della donna, unica nel suo anticonformismo.
Evidente l'ottima complicità sul set tra Harris e Mortensen (già insieme in “A history of violence”) che si capiscono con un solo sguardo e, a volte, sembra sorridano con una purezza e una ingenua sincerità che vanno oltre la recitazione sul set.
Il resto, e non è poco, lo fanno gli altri attori, una bella fotografia e la sceneggiatura, di cui ho già parlato, capace di tenere lo spettatore divertito e attento per quasi due ore anche se ci sono poche scene di azione.
Patrizio Caruso

Regia: Ed Harris
Con: Ed Harris, Viggo Mortensen, Renèe Zellweger, Jeremy Irons
Nazionalità: Stati Uniti
Anno: 2008
Durata: 114'
Genere: Western

Da Festa del Cinema di Roma

SUMMER

By Ufficio Stampa Universy Tv on 09:34

commenti (1)

Categorie: , , , , , ,

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione Alice nella città

SUMMER

di Kenneth Glenaan

Buon “Summer” non mente.
Intenso il film di Kenneth Glenaan, presentato al Festival di Roma nella sezione “Alice nella città”; tanto intenso che a guardarlo bene, forse sarebbe indicato anche a una visione adulta.
Robert Carlyle (tra gli altri in Trainspotting e Full monty),è un uomo che sembra sconfitto dalla vita; vive con l'amico d'infanzia, Daz, costretto sulla sedia a rotelle a seguito di un incidente stradale che lo ha sorpreso in adolescenza e di cui lo stesso Shaun/Carlyle è per metà responsabile. Scosso dalla vicenda, Shaun gli fa da amico e da padre, mantenendo insieme lui e il figlio, nato da una scappatella giovanile. Il film si scioglie per tutto il tempo su un susseguirsi di flashback che riportano Shaun indietro nel tempo attraverso immagini illusorie che gli si dipanano davanti in alcuni momenti della giornata e che a mano a mano si ripetono e si intrecciano con il presente, tanto che ad un certo punto quasi si confondono.
3 periodi della vita (infanzia, adolescenza e presente), quindi, come spesso sono 3 i personaggi che in relazione (Shaun giovane o giovanissimo con i suoi amici Daz e Kate, la quale poi diventa la sua fidanzata/mentore; Shaun, con lo stesso Daz e il figlio).
Fondamentali per la comprensione di questo film, complesso nella sua presunta semplicità e nella durezza del linguaggio, sono gli ambienti che fanno da sfondo alle storie: la scuola e l'ospedale, la casa e in particolar modo la natura, unico luogo di libertà, evasione, possibilità di essere sé stessi fino in fondo, lontano dalle offese dei compagni di scuola di Shaun (per i suoi problemi di apprendimento) motivo dei suoi scatti giovanili d'ira, lontano dalla madre di Kate, contraria alle frequentazioni della figlia con un ragazzo per lei instabile.
Il percorso di formazione di Shaun si sviluppa così più dagli errori del passato e al suo sguardo spesso coinvolto nel ricordo, che dalle vicissitudini e dalle esperienze, anche molto tristi, del presente.
Film ironico e tragico insieme, che raccoglie favori soprattutto grazie alla forza dei protagonisti, soprattutto di Carlyle, capace di saper esprimere tutto più con le espressioni che con le parole.

Patrizio Caruso

Regia: Kenneth Glenaan
Con: Robert Carlyle, Steve Evets, Rachael Blake
Nazionalità: Gran Bretagna
Anno: 2008
Durata: 83'
Genere: Drammatico

PARLAMI DI ME

FESTA INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione Selezione Ufficiale
Cinema 2008|Concorso

PARLAMI DI ME
di Brando De Sica

Parlami di me (di nuovo)
Che lo spettacolo teatrale “Parlami di me”, scritto da Costanzo e Vaime, fosse un grande successo lo hanno dimostrato la risposta positiva di critica e pubblico, gli incassi al botteghino (2 biglietti d'oro, premio annuale assegnato allo spettacolo teatrale più visto) e senza dubbio la bravura artistica di Christian De Sica, il quale sul palco mostra di sé e delle sue capacità molto di più di quello che il pubblico cine-televisivo riesce a cogliere solamente dai suoi innumerevoli film, circa 90, cinepanettoni e non resta da vedere se il tentativo di trasporre lo stesso spettacolo al cinema con la regia del figlio Brando, strada già battuta, ad esempio, da Aldo, Giovanni e Giacomo con Anplagghed al cinema, possa essere davvero valido. E a questo De Laurentiis risponde che la difficoltà nel produrre e distribuire un film come questo sta proprio nel saper trasmettere le stesse emozioni di uno spettacolo che lega l'omaggio al teatro con la storia pubblica e privata dell'attore ad un pubblico altamente eterogeneo.
Tecnicamente il film rimanda agli studi americani di Brando De Sica, laureato da poco alla Usc di Los Angeles (lo stesso Brando non ha esitato di parlare in sala stampa dell'incontro mistico col suo mentore David Lynch!...), il quale usa a pieno il linguaggio cinematografico per raccontare al pubblico a casa ciò che De Sica senior racconta al pubblico dal vivo. Vari punti di vista, non solo quello classico dello spettatore, più due inserti, anzi, un prologo e un epilogo brevi dove appare anche la mamma/moglie Silvia Verdone, sorella di Carlo e produttrice del film.
Tutto in famiglia, quindi, per un film che è un primo “vero” tentativo di Brando De Sica di fare quello che ha sempre voluto fare, con un aiutino alle spalle (perché non c'è dubbio che a tutti deve essere data la possibilità di dimostrare se si vale o no, ma è anche vero che è più facile partire o ripartire dopo un passo falso se si è figli e soprattutto nipoti di...) e per uno spettacolo, ormai non solo teatrale, che forse non sarebbe stato male lasciare tale.

Patrizio Caruso

Regia: Brando De Sica
Con: Christian De Sica

Anno: 2008
Durata: 95'
Genere: Musical



Da Festa del Cinema di Roma

BABYLON A.D.

By Ufficio Stampa Universy Tv on 15:05

commenti (0)

Categorie: , , , , ,

BABYLON A.D.di Mathieu Kassovitz

In un futuro post-apocalittico molto più realistico e vicino nel tempo a quello rappresentato ne “Il quinto elemento”, a cui forse il film di Kassovitz deve qualcosa pur essendo tratto da un romanzo (Babylon babies di Murice G. Dantec, 1999), Toorop (Vin Diesel), mercenario senza scrupoli ma con un immediato senso del dovere, viene ingaggiato dalla mafia siberiana capeggiata dal corpulento Gorsky-Depardieu. Compito: scortare una ragazza nata e cresciuta nel silenzio di un convento mongolo fino a New York. Il viaggio, oltre a rappresentare quel viaggio dell’eroe di cui parlano i manuali di sceneggiatura in cui il protagonista matura attraversando varie prove tra cui l’incontro con la morte, è una vera sfida tra insidie di vario genere, personaggi voltafaccia, eventi naturali e innaturali che nascondono una forte critica sociale del regista su quello che succede nel mondo contemporaneo (religione, immigrazione, riscaldamento globale).

Una crisi sociale rappresentata già dall’inizio con il simbolo per eccellenza della democrazia nel mondo, la statua della libertà, raffigurata con un teschio funereo al posto del volto rassicurante che tutti conosciamo.

Più scuro e tenebroso quindi questo film, rispetto a quello di Besson, di cui Kassovitz prese parte nel cast artistico, e nel quale ritroviamo alcuni elementi: una bellissima ragazza (Melanine Thierry) depositaria di un segreto che tutti vogliono annientare, tutti vogliono avere e pochi vogliono proteggere e che potrebbe portare alla distruzione o alla salvezza del mondo; il già citato Toorop, meno ironico di Bruce Willis, a fare la parte del protettore/padre e perché no, magari amante della giovane.

Nel mezzo, qui troviamo l’asiatica Michelle Yeoh, una suora guerriera tutrice di Aurora (che casualmente rimanda all’ “inizio di un nuovo giorno”) a rappresentare il medium tra la durezza di Toorop e l’ingenuità e bontà d’animo di Aurora.

Un buon film, che probabilmente non passerà tra gli indimenticabili, ma che trova in sé alcuni punti a favore, come la bassa concentrazione di effetti speciali clamorosi (insolito caso per un film effettivamente di fantascienza), l’abbondante uso di locations reali e una sorta di distacco dal buonismo imperante, al motto di “Non c’è pietà per i deboli” che dà quel po’ di cattiveria che ogni tanto non guasta. Anche se poi vincono i buoni.

Patrizio Caruso


Uscita film in Italia: 24 ottobre 2008
Regia: Mathieu Kassovitz
Cast: Vin Diesel, Gérard Depardieu , Mélanie Thierry e Charlotte Rampling
Nazionalità: USA
Genere: Action Futuristico

GUARDA IL TRAILER