Venerdì 13

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VENERDI' 13


di Marcus Nispel

C’era una volta un classico

Era il 1980 quando Jason Voorhees, con tanto di maschera e machete, faceva irruzione nell’immaginario collettivo cinematografico e nella cultura pop di fine secolo. Sono passati ben ventinove anni da quel film, un classico per gli amanti dello splatter, e Jason è tornato con tutta la sua furia omicida in altre undici occasioni: dodici film della stessa saga sembrano essere decisamente troppi, eppure la produzione (in mano a Michael Bay) ha pensato bene di proporre l’ennesimo capitolo su Jason, sulla scia dell’entusiasmo per il successo del remake di “Non aprite quella porta” (“The Texas Chainsaw Massacre”, uscito nel 2003). In quest’ottica il film sembra tentare la riproposizione di un classico del cinema horror per le nuove generazioni, senza considerare il fatto che il filone di riferimento (il teen-horror) sembra aver già espresso tutto quello che aveva da dire nei decenni precedenti, probabile causa del flop di ogni tentativo recente, come ad esempio “Shrooms”, che della saga di “Venerdì 13” è senza dubbio figlio.

Quest’ultima versione di “Venerdì 13” offre gli elementi tipici della saga, per la gioia dei fan: il celeberrimo Crystal Lake, il campeggio (ormai in disuso), sesso, droga, sangue e adolescenti in calore. Nell’incipit c’è spazio anche per la mamma di Jason, l’assassina del primo, storico, capitolo della saga, il film inoltre propone la chicca di come Jason abbia trovato la sua famosa maschera da hockey. Purtroppo non basta, come non bastano i seni prosperosi delle giovani vittime di questo film ad evitare di storcere il naso di fronte ad alcune brutture di sceneggiatura.

Una ragazza sparisce insieme ai suoi amici, nei pressi del Crystal Lake di Jason. Il fratello di lei, Clay, si lancia alla ricerca, imbattendosi in un gruppo di ragazzi giunti in riva al lago per un weekend di puro divertimento, tra alcool, sesso e droga. Jason si sa, non ama molto la compagnia, e ben presto scatenerà la sua furia contro i malcapitati, non deludendo i suoi fan in quanto a efferatezza e cattiveria. Il problema degli horror made in USA degli anni 2000 è che sfruttano esageratamente l’utilizzo di effetti sonori sparati a tutto volume per procurare gli spaventi necessari a far portare a casa la pagnotta, senza preoccuparsi del vero ingrediente di cui hanno bisogno i film horror: l’atmosfera (un esempio su tutti l’eccellente “Rec”, il miglior esempio di film horror degli ultimi anni). Forse gli spettatori dell’ultima generazione sono diventati esigenti, ma alzare il volume sul rumore di una porta che sbatte o sull’urto di una sedia è uno stratagemma che non può funzionare in eterno. L’altra faccia della medaglia ci mostra però “Venerdì 13” come un grande classico che si farà strada tra gli appassionati del genere, così come tra i giovani che ancora non si sono avvicinati alla saga, e che lo faranno ora, spinti dalla curiosità. Da questo punto di vista, nello stesso periodo dell’amato/odiato San Valentino, non dovrà sembrare strano trovare gran parte del pubblico a preferire un venerdì 13 al sabato 14: il buon Jason potrebbe rivelarsi la terapia giusta contro la più commerciale delle feste.

Alessio Trerotoli
Uscita del film in Italia: 13/02/2009
Regia: Marcus Nispel
Con : Jared Padalecki, Danielle Panabaker, Amanda Righetti, Travis Van Winkle, Derek Mears
Nazionalità: U.S.A.
Durata: 99'
Anno: 2009
Genere: Horror

THE ORPHANAGE

By Ufficio Stampa Universy Tv on 01:50

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THE ORPHANAGE
di Juan Antonio Bayona

La casa infestata sembra fortunatamente non passare mai di moda, soprattutto quando oltre ai fantasmi del passato ospita un cinema ben curato nei particolari come quello del regista esordiente Juan Antonio Bayona, pupillo di Guillermo Del Toro (che ha prodotto la pellicola), e cineasta emergente della cinematografia spagnola, una scuola di cinema che si sta specializzando sempre più nel genere fantasy-horror, attirando su di sé l’attenzione degli appassionati di cinema di tutto il mondo (per non parlare dei soldi di Hollywood). “The Orphanage” arriva in Italia forte di 7 premi Goya vinti e di ben 4 candidature agli European Film Awards, tra cui quella per il miglior film.
Laura, dopo un’infanzia felicissima trascorsa in un orfanotrofio in riva al mare, torna con marito e figlio adottivo in quella stessa casa con l’intento di realizzare un centro per bambini disabili. Il piccolo Simon, affascinato dalla nuova casa, comincia a fare amicizia con dei bambini (apparentemente) immaginari: il padre non sembra dar peso a queste fantomatiche amicizie, giustificando il tutto con la solitudine che è costretto ad affrontare il bambino, Laura invece sembra avvertire un leggero turbamento, il suo legame con il passato e con quella casa sembra comunicarle qualcosa. Quando Simon sparisce misteriosamente nel nulla, Laura sarà costretta ad indagare nel passato del suo orfanotrofio, scoprendo scheletri negli armadi e i segreti inconfessabili di quella che era la sua “isola che non c’è”.
Un horror che sembra attingere dai classici recenti del genere, pur offrendo spunti totalmente originali: se da un lato la casa e i fantasmi di Bayona sembrano essere in debito con il maniero di Amenabar (“The Others”) e la grande villa di Del Toro (“Il labirinto del Fauno”), dall’altro riesce a differenziarsi dai capisaldi fanta-horror della cinematografia spagnola inserendo la favola di Peter Pan riarrangiata e citata in chiave del tutto diversa. Una pellicola dove la paura non emerge da effetti sonori e visivi sparati a tutto spiano come in molti horror americani, ma dove il senso di smarrimento dei suoi personaggi e l’atmosfera malsana del luogo sono i principali motivi di turbamento. In Spagna si vive bene, il governo funziona, la nazionale di calcio è campione d’Europa, e ora si cominciano a produrre anche film di grande qualità: l’Europa è ai suoi piedi.

Alessio Trerotoli

Uscita film in Italia: 14 novembre 2008

Regia: Juan Antonio Bayona
Con Belen Rueda, Fernando Cayo, Roger Príncep, Mabel Rivera, Montserrat Carulla, Andrés Gertrúdix, Edgar Vivar, Geraldine Chaplin
Durata: 100'
Nazionalità: Messico, Spagna
Anno: 2007
Genere: Horror

FRONTIERS

By Ufficio Stampa Universy Tv on 05:50

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FRONTIERSAI CONFINI DELL'INFERNO
di Xavier Gens

Sarebbe il caso di citare il titolo originale francese (un nome anglofilo con rimandi alle guerre stellari è notevolmente stonato con l’oggetto/film in questione): Frontière(s). Quindi sia il confine tra gli stati, che colloca il nostro mondo diegetico in quel punto tra la Francia e il Belgio che è tutto un buco di miniera, ma anche i confini, plurale imperativo, luogo/non luogo al di là dei limiti della civiltà, dei limiti della ragione, dei limiti dell’odio quando il Male assume i colori della follia da Superuomo.
E’ in una reale situazione al limite, dopotutto, che nasce il film di Gens, quegli scontri di manifestanti che seguirono la vittoria dell’estrema destra nell’ormai lontano 2002. Un clima che da subito è proiettato in un mondo di violenza, di rapine, di spari e di pestaggi, e dove fin dall’inizio del racconto la gente muore per mano d’altri uomini. Per arrivare nel corso del film, attraverso un ritmo ben sostenuto e al di là dei clichè di genere mai troppo ovvi, all’inevitabile condensazione della rabbia umana in continui corpo a corpo mutilanti e sanguinosissimi, i giovani da un parte (esclusi, stranieri e sconosciuti quanto gli attori, molto bravi) e i vecchi conservatori dall’altra. La rabbia di vita e la repressione patriarcale.
Se da un lato la situazione scenica è l’esplicita riproposizione survival delle porte che non vanno aperte, con tanto di famiglia cannibalescamente folle di stampo nazionalsocialista, d’altra parte la critica progressista è degna figlia dell’esemplare supermarket antrofagocitante dell’off-Hollywood anni ‘70.
Gens non si ferma tuttavia a Hooper e Romero nelle sue citazioni: da postmodernista forse inconsapevole, o da semplice amante consapevole, il regista, prossimo allo sbarco californiano nel prossimo Hitman, fa apparire sulla scena Cronenberg, Stephen King, Alien, dando un assaggio di cinema americano in territorio gallico. Ma non è solo una questione di cinefilia, è anche una questione di stile: Xavier Gens è stato aiuto regista europeo di Frankenheimer, Tsui Hark, Ringo Lam, ed in questa sua opera prima la brillante lezione è evidente.
Dunque, uno splatter se non d’autore da bravo artigiano, dotato del necessario per non far sparire la tensione e la paura e quindi per far rimanere lo spettatore incollato alla storia. Dopotutto è lo scopo del cinema, credo.
Se c’è un limite in questo divertente seppur macabro film, è nella riproposizione di un vecchio problema del mondo di celluloide: il nazista folle. Il nazismo malato di complessi edipici e di bulimia. Di sfrontata e folle crudeltà.
Se la critica sociale è sperata da Gens, e pure bene seminata, il facile figuro del folle gerarca, in mezzo ad altri ben riusciti mattoni dell’horror perfetto (il sesso, i rapporti morbosi, la fame), dipinge l’atrocità storica ancora una volta del colore della follia, e non permette di arrivare al cuore del rifiuto: se fossero stati matti, i nazisti non avrebbero ottenuto il potere...
Riduzione troppo semplicistica, ecco, forse è questo che pecca nella scelta dell’antagonista. L’essere nazista alla fine diventa, in questo genere di film, solamente un appellativo altro e in più, senza scatenare riflessioni troppo profonde. Uno spreco, insomma.
Ma non è questa che una piccola osservazione: nel complesso, Gens fa bene il suo lavoro, si discosta da una forte autorialità che potrebbe appartenergli come europeo e dimostra di saper lavorare nella cornice del genere.
Come a dire, il sangue è tanto ma non è gratuito in questi spazi di Frontière(s).
Ah, piccola nota finale: durante gli scontri iniziali proposti dal film, legati al contesto politico con la destra che ottiene le massime cariche, un commentatore tv riporta le accuse ufficiali ai facinorosi animatori degli scontri e duramente repressi dalla polizia. Credo che Gens abbia citato tutti, ma inconsapevolmente anche i cugini d’Oltralpe.

Damiano Brogna

Uscita film in Italia: 7 novembre 2008

Regia: Xavier Gens
Con: Karina Testa, Samuel Le Bihan, Estelle Lefebure, Aurélien Wiik, David Saracino
Durata: 103'
Nazionalità: Francia, Svizzera
Anno: 2007
Genere: Horror