WHERE IN THE WORLD IS OSAMA BIN LADEN?

By Ufficio Stampa Universy Tv on 13:44

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione L'ALTRO CINEMA|EXTRA

WHERE IN THE WORLD IS OSAMA BIN LADEN?
di Morgan Spurlock

Osama Bin Laden. L'uomo più ricercato al mondo, preso di mira da uno degli uomini più spericolati del mondo. Motivo: Morgan Spurlock, lo spericolato appunto, aspetta un bambino dalla moglie e non vuole mettere a rischio la vita del nascituro.
Cosa c'è, quindi, di più pericoloso per l'incolumità di un futuro neonato?
Analizzando le varie ipotesi, l'autore di Supersize me, documentario che nel 2004 sconvolse critica e pubblico per la sua brutalità e nuda verità (ai tempi si parlava dei danni causati dal cibo dei Fast food, McDonald su tutti), decide di cimentarsi in una improbabile caccia all'uomo che parte da New York per arrivare fino alle più impervie strade del Pakistan, quelle che nemmeno l'esercito più potente del mondo può dire di avere ancora sotto controllo. Lo fa nel suo stile, alternando i registri tra spunti comici e inchiesta reale, momenti di grande divertimento e profonda riflessione, portando così alla luce la concezione che i paesi attraversati da questo personaggio travolgente (Egitto, Marocco, Israele, Palestina, Arabia Saudita, Afghanista e il già citato Pakistan si susseguono come quadri di livello sempre più difficile di un videogioco) hanno degli Stati Uniti, o meglio, del loro governo.
Spurlock scherza e prende sul serio, gioca e si interroga, si batte con Osama nella finzione in un irresistibile uno contro uno alla stregua di Street fighter, traccia in modo buffonesco gli identikit dei terroristi ritratti come giocatori di baseball, fa un resoconto dei presunti (o confermati) legami degli Usa con i paesi già citati, dipingendo in versione cartoon il governo americano come una statua della libertà molto “poco di buono” che vende armi e si svende per il petrolio.
Il documentario, di cui Spurlock è regista, sceneggiatore e interprete, si pone come un conto alla rovescia, alla fine del quale, con la nascita della figlia, lo stesso protagonista torna a casa con alcune certezze e molti dubbi su quello che potrà essere il futuro di un mondo in cui ovunque i principi e gli interessi economici, politici e religiosi si intrecciano in modo preoccupante.

Patrizio Caruso

Genere: Documentario
Stati Uniti, 2008 – durata 96'

Regia: Morgan Spurlock
Cast: Morgan Spurlock

OPIUM WAR

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione SELEZIONE UFFICIALE
CINEMA 2008|Concorso

OPIUM WAR
di Siddiq Barmak

Siddiq Barmak, regista di Osama, primo film sulla “nuova situazione” afgana, ritorna sugli schermi al festival del cinema di Roma con “Opium War” . Ci troviamo in un punto imprecisato del deserto dell'Afganistan; vicino a una piccola coltivazione di oppio si schianta un elicottero americano, i due superstiti, un soldato bianco e uno nero sono persi, abbandonati a loro stessi senza possibilità di comunicare con nessuno, ma malconci e feriti non hanno altra scelta che incamminarsi e superare una collina dove entreranno in contatto con una famiglia di coltivatori di oppio che vive stipata in un vecchio carro armato. Il dramma umano vissuto dai soldati non sembra interessare affatto al contadino e alle sue numerose mogli e figli, allo stesso modo i due soldati inizialmente in conflitto fra loro non sembrano voler allacciare nessun tipo di rapporto con i propri “vicini”, complice da principio la paura ma anche l'irrisolvibile incomunicabilità linguistica e culturale. Entrambe le realtà rimangono chiuse in loro stesse e macerano nei propri problemi, gli innumerevoli litigi e discussioni delle mogli del contadino, il giovanissimo ragazzo afgano che cerca di darsi arie da uomo, il capofamiglia umiliato dai debiti e dai soprusi di capi tribali. Anche i rapporti fra i due soldati, con l'avvilente subalternità data dai gradi, peggiorano infinitamente proprio per la differenza di colore. Ne risulta un ritratto amaro, non tanto della guerra bensì dell'umanità intera, in lotta aperta ormai con la natura e sull'orlo dell'autodistruzione.
L'unica quiete che i protagonisti riusciranno a trovare sarà quella del fumo dell'oppio. La condanna sull'impegno militare statunitense è netta ma non assume mai un ruolo centrale nelle vicende. La democrazia esportata con le armi, e imposta in maniera ridicola e insensata non potrà che avere in Afganistan figli deformi.
Skripach

Nazionalità: Afghanistan, Giappone, Corea del Sud, Francia
Regia: Siddiq Barmak
Cast: Peter Bussian, joe Suba , Fawad samani, Jawanmard Paiez
Anno: 2008
Durata: 90'
Genere: Drammatico

SCHATTENWELT

By Ufficio Stampa Universy Tv on 11:33

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione SELEZIONE UFFICIALE
CINEMA 2008|Concorso

SCHATTENWELT

LONG SHADOWS
di Connie Walther

Widmer, uno dei capi della RAF, gruppo terroristico tedesco attivo negli anni 70, torna in libertà dopo più di 20 anni di carcere. Durante un sequestro non riuscito, il suo commando aveva ucciso il presidente di una banca, e il suo giardiniere. Widmer si rifugia in un modesto appartamento dove cerca di ricominciare a vivere partendo dalle piccole cose. Qui entra in contatto con la ragazza dell'appartamento accanto la giovane Valerie. Widmer non sospetta minimamente però che Valerie è la figlia di una delle vittime del suo agguato.
Protagonista assoluto di questo film è quindi l'incontro-scontro fra il terrorismo e le sue vittime. Una storia difficile questa, dalla quale risulta che forse non è possibile mettere in scena una relazione così difficile fra vittima e carnefice senza suscitare critiche e malumori soprattutto da parte di chi ha vissuto il periodo del terrorismo. Alla sua uscita in patria la notizia che un appartenente alla RAF era fra i collaboratori alla sceneggiatura del film ha innescato non poche polemiche. Il fatto che il film abbia ricevuto sovvenzioni pubbliche poi non ha che ingigantito la polemica, facendo parlare addirittura di “derisione” delle vittime “reali” del terrorismo.
Certo c'è da dire che se il film non risparmia affatto i terroristi, né tantomeno le loro responsabilità, è anche vero che la controparte non viene dipinta meglio. Valerie, figlia di una vittima “minore” è quasi abbandonata a se stessa dalla società e dallo stato, ha una vita del tutto fallimentare, e finisce per assomigliare forse troppo al “carnefice”. Il film quindi entra in una dimensione ambigua e morbosa fatta di complicità e vendetta. Le ambientazioni sono fredde, squallide e quasi spettrali, complice forse una fotografia che sembra da un lato evocare i tempi in cui è iniziata tutta la vicenda e dall’altro sta quasi a dimostrare che la storia, rimasta lì in sospeso, bloccata negli “anni di piombo”, cerca forse ora la sua risoluzione.

Skripach

Genere: Drammatico
Germania, 2008 - 92’

Regia: di Connie Walther
Cast: Franziska Petri, Ulrich Noethen, Eva Mattes

THE GARDEN OF EDEN

By Ufficio Stampa Universy Tv on 10:08

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione PROIEZIONE SPECIALE

THE GARDEN OF EDEN
di John Irvin

Un’affascinante americana, ribelle e trasgressiva, guida il marito, giovane scrittore di successo, sulla via della perversione coinvolgendo per gioco un’altra donna. Tra questa e l’uomo nasce del tenero mentre la moglie perversa, sempre più incontenibile, dà in escandescenze.
Flaccido riadattamento del romanzo di Hemingway, privo di ritmo e trovate frizzanti seppure esteticamente curato. Molte scene sembrano girate apposta per mostrare i corpi degli attori semi-nudi in pose fotogeniche da calendario, senza regalare particolari vampate di eros al pubblico. Il film è farcito di clichè nauseabondi (in parte ereditati dal romanzo): la donna viziata ricca mantiene e maltratta il marito-scrittore remissivo, questi scrive un racconto sulla caccia all’elefante intrapresa in Africa col padre, oppure, il duello mora-bionda (Murino-Suvari) vinto dal caloroso fascino mediterraneo della prima (che, detto per i fan, non mostra molto). Nonostante la mano di Heminguay si senta in alcuni dialoghi di raffinata fattezza e le ambientazioni africane regalino modeste suggestioni, il film si può tranquillamente riassumere in: niente di nuovo all’orizzonte.
Guido Targetti


Genere: Drammatico
Gran Bretagna, 2007 - 107’

Regia: John Irvin
Cast: Mena Suvari, Jack Huston, Caterina Murino, Matthew Modine.

L'UOMO CHE AMA

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA

sezione SELEZIONE UFFICIALE
ANTEPRIMA|Concorso

L’UOMO CHE AMA
di Maria Sole Tognazzi

Primo film in concorso presentato al Festival del Cinema di Roma è L’uomo che ama di Maria Sole Tognazzi.
Il film è ambientato nella Torino di oggi e racconta la storia Roberto - interpretato da Pierfrancesco Favino - farmacista quarantenne che si destreggia tra famiglia, lavoro e soprattutto tra sentimenti e storie d’amore.
Il film ci mostra due momenti diversi della vita del protagonista, due storie d’amore con due donne diverse tra loro: Sara - interpretata da Ksenia Rappoport - e Alba (Monica Bellucci).
In questi due momenti della vita Roberto si trova a ricoprire il ruolo sia di vittima che di carnefice e a interrogarsi quindi sui sentimenti e sull’amore.
Attorno a lui ruotano le vite del fratello Carlo e del compagno Yuri e quelle dei suoi genitori Giulia e Vittorio. Attraverso le esperienze dei suoi famigliari e quelle della sua collega dottoressa Campo, interpretata da Marisa Paredes, Roberto intraprende un viaggio dentro se stesso e dentro la spirale dell’amore fatta di incontri e separazioni.
La proiezione ufficiale tenutasi il 22 ottobre nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium è stata preceduta da una performance musicale di Carmen Consoli, per la prima volta in veste di autrice della colonna sonora.
In conferenza stampa si è insistito molto sulla novità del raccontare una storia d’amore attraverso gli occhi di un uomo, ma se questo poteva essere un punto di partenza interessante il risultato è quello di un film piatto, dove sembra non succedere nulla.
I personaggi sono basati su una serie di luoghi comuni e stereotipi: i genitori che litigano ma che in realtà si sono sempre amati profondamente, la dottoressa dall’apparenza dura ma che serba dentro un grande dolore, la dichiarazione dell’omosessualità…
A salvare almeno in parte il film ci sono gli interpreti: Favino - presente praticamente in ogni minuto del film - riesce comunque a essere credibile, Ksenia Rappoport, Piera Degli Esposti (Giulia) e Arnaldo Ninchi (Vittorio) riescono a essere bravi ed efficaci pur essendo, a mio avviso, penalizzati da dei dialoghi banali e prevedibili. Chi spicca è sicuramente Michele Alhaique (Carlo) un giovane attore proveniente dal Centro Sperimentale mentre rimane inconsistente l’interpretazione di Monica Bellucci. Resta, purtroppo, in ombra Marisa Paredes (Dottoressa Campo) grande attrice, interprete di molti film di Almodòvar che avrebbe dato molto al film se il suo personaggio avesse avuto più spazio.
Un film che con la sua costruzione tenta di spiazzare il pubblico ma ciò che trasmette è confusione; che tenta di essere innovativo anche se oggi non dovrebbe più sorprenderci vedere un uomo che piange.

Paola Granato


Uscita film in Italia: 24 ottobre 2008

Genere: Drammatico
Italia, 2008 - 102’

Regia: Maria Sole Tognazzi
Cast: Pierfrancesco Favino, Ksenia Rappoport, Monica Bellucci

Da Festa del Cinema di Roma

Protesta degli studenti al Festival del film di Roma

By Ufficio Stampa Universy Tv on 06:50

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OS DESAFINADOS

By Ufficio Stampa Universy Tv on 16:07

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione OCCHIO SUL MONDO

OS DESAFINADOS
OUT OF TUNE
di Walter Lima Jr

In apertura la radio annuncia la notizia della morte, per incidente stradale, della cantante brasiliana Gloria Baker. Il cineasta Dico decide, cogliendo l’occasione dell’arrivo a Rio del figlio di Gloria, di fare un documentario sul quartetto di bossa nova Os Desafinados, formato dai suoi amici di gioventù e al quale Gloria ha partecipato come cantante. Il gruppo si riunisce quindi al Copacabana, locale nel quale i musicisti erano soliti incontrarsi negli anni ‘60. È infatti l’euforia creativa di quegli anni che il regista Walter Lima Jr vuole raccontare: dai ricordi e dalle immagini che aveva ripreso all’epoca, rinasce la storia del pianista Joaquim, del sassofonista Davi, del bassista Geraldo e del batterista PC.
Il loro sogno era quello di partecipare al concerto di Carnegie Hall a New York, nel dicembre del 1962, concerto che avrebbe rivelato la bossa nova brasiliana al mondo. Non venendo però ammessi tra i partecipanti decidono di partire comunque, accompagnati proprio da Dico, che filmerà tutto con la cinepresa appena comprata. Sarà un periodo intenso dal punto di vista musicale ma anche esistenziale. Joaquim (Rodrigo Santoro) è sposato con Luiza che aspetta un bambino, ma si innamorerà di Gloria Baker e la loro storia si intreccerà nello svolgersi del film alle vicende musicali e politiche. Finita l’esperienza americana, il gruppo torna in un Brasile agitato dal golpe militare del 1964. Dico fa il suo primo film (sulle condizioni degli agricoltori) e il quartetto prosegue la sua carriera musicale, presto raggiunto da Gloria. Durante una tournée in Argentina però Joaquim verrà “preso” e non farà più ritorno in Brasile, dove il clima politico andrà peggiorando.
“Os Desafinados” presenta così tre livelli filmici al suo interno: c’è un film è già stato fatto (il primo film di Dico), un film che deve essere girato, e poi il film che noi vediamo, che è un misto di passato e presente e che racconta la storia di questo simpatico gruppo di musicisti attraverso le loro vicende personali ma nello stesso tempo dando importanza al contesto storico.
Il carattere metalinguistico di quest’opera si esplicita non solo attraverso le riflessioni del regista su come girare, ma viene sapientemente sviluppato tramite continui passaggi tra il presente e il passato, come quando vediamo il gruppo suonare fuori dal Carnagie Hall: le immagini vengono trasferite in bianco e nero e scopriamo di essere davanti al televisore sul quale Dico sta revisionando le riprese fatte anni prima.
La fotografia è molto bella e si serve del cambio della messa a fuoco e di inquadrature fisse che si trasformano in zoom per seguire il ritmo della musica, trasformando così degli elementi linguistici in scelte espressive.

Chiara Salari

Genere: Drammatico
Brasile, 2007 - 128'

Regia: Walter Lima Jr
Con: Rodrigo Santoro, Cláudia Abreu, Selton Mello, Alessandra Negrini

Manifestazione 30/10/2008

By Mr. President on 15:17

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Domani Universytv, dirotterà le sue telecamere a P.za della Repubblica, per seguire la manifestazione contro il decreto-legge 133 del ministro Gelmini. Intanto vi linkiamo questo video proveniente da Repubblica Tv, dove Curzio Maltese racconta quello che ha visto in Piazza Navona oggi.




UN GIOCO DA RAGAZZE

FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione SELEZIONE UFFICIALE

Cinema 2008|Concorso


UN GIOCO DA RAGAZZE
di Matteo Rovere

Sarebbe davvero imbarazzante dover scrivere un articolo su questo film. Principalmente perchè Matteo Rovere ha dimostrato in altre occasioni di essere un buon regista, in grado di usare i mezzi che gli vengono messi a disposizione, quindi lascia l'amaro in bocca dire quanto il film sia brutto e quanto appaia in pieno come l'ennesima occasione mancata del giovane cinema italiano. Soprattutto considerando le intenzioni dei produttori e del regista, per i quali il film dovrebbe essere una sorta di denuncia sociale del bullismo e dell'alienazione in cui si trovano gli adolescenti, il film è stato toppato alla grande e la colpa è principalmente della sceneggiatura, di una banalità veramente disarmante. Il che sembra abbastanza strano se si considera che due degli sceneggiatori sono lo stesso Rovere e Sandrone Dazieri, ottimo giallista che decisamente sa scrivere!
A quanto pare il film è stato vietato ai minori di 18 anni e i produttori hanno fatto ricorso. Signori Produttori, sappiate che se il film è stato censurato, non è né per le scene di sesso tra studenti e insegnanti, né per i festini a base di droga e alcol, né tanto meno per la mancanza di morale ( che invece c'è e poggia su una sana retorica tipicamente italiana): se una commissione decidesse di censurare questo film, sarebbe giustificata solo dalla volontà di salvaguardare giovani menti, già provate da esperienze quali “Tre metri sopra il cielo”, e ”Melissa P.”, da una sceneggiatura che è il festival delle scontatezze.
Il film ha l'intento di denunciare una società che non è in grado di dare emozioni forti ai giovani che sono quindi costretti a cercarle nella droga e in comportamenti estremi, è un film che dovrebbe disturbare e far riflettere. Credo che qualsiasi adolescente che veda questo film possa sentirsi offeso, in certa misura, perchè si ha l'impressione che gli sceneggiatori parlino di qualcosa che non conoscono, e se lo conoscono lo hanno reso in maniera talmente tanto stereotipata da renderlo non credibile. La protagonista, interpretata da una Chiara Chiti perfetta nel ruolo della stronza, è bellissima, ricca e tremendamente sola e per questo, ovviamente, c'è l'ha col mondo intero; per di più è circondata da una serie di personaggi più o meno egoisti, compreso la figura del professore, che per realizzarsi ha bisogno che i suoi studenti gli riconoscano il ruolo di mentore, ha bisogno di sapere di essere importante per loro. Quindi decide di sfogare la noia in una serie di atti autodistruttivi e, anche se non viene punita dalle istituzioni, famiglia e scuola in primis, è costretta a vivere nella sua solitudine. Vi sembra che il film possa essere accusato di non avere una morale?
Qualcuno in sala ha fatto presente che gli adolescenti potrebbero subire la fascinazione di un personaggio che nella vita ha tutto, ma nonostante ciò è insoddisfatto esattamente come si suppone lo siano loro. Dunque, se un ragazzo dovesse sentirsi affascinato all'idea di annegare con un idrante un compagno di scuola e poi andare in bagno a farsi una canna, sapendo che ci sono una serie di figure, assenti per definizione e con molto da farsi perdonare, pronte a proteggerlo, non è certo da questo film che può essere ispirato. Potrebbe essere più colpa di un immaginario collettivo a cui siamo quotidianamente assuefatti.
L'unico alibi che potrebbero avere gli sceneggiatori, considerando il modo in cui viene trattata la materia, è quello di vivere su Marte e di essere seriamente convinti di essere i primi in assoluto a trattare temi controversi. Solo questo potrebbe giustificare il fatto che, dopo il tentativo di suicidio di una delle ragazze, venga messa in bocca ai professori una frase come “credo che questo atto estremo di Livia sia il sintomo di una disagio...dobbiamo riflettere su questo”. Verrebbe da chiedersi se il professore ha studiato pedagogia a Cepu con Alex Del Piero.
La regia di Rovere tenta di dare un'improna personale e originale al film, una possibile chiave di lettura.Le inquadrature sono molto strette, si soffermano sui particolari e il ritmo è dato da un montaggio frammentato; le immagini sono sempre molto contrastate e virano su atmosfere fredde. L'idea registica è interessante, ma alla lunga è stucchevole e ripetitiva.

Martina Merico

Uscita film in Italia: 7 novembre 2008

Regia: Matteo Rovere
Con: Filippo Nigro, Chiara Chiti, Desirée Noferini, Nadir Caselli
Nazionalità: Italia
Anno: 2008
Durata: 100'
Genere: Drammatico

APPALOOSA

By Ufficio Stampa Universy Tv on 09:30

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione PROIEZIONE SPECIALE

APPALOOSAdi Ed Harris

Appaloosa. Ridere col western.

Sarà per lo scalpitio degli zoccoli sul terriccio; sarà per la magia degli spazi aperti, per i colori, i sapori che l'immaginario collettivo rimanda subito alla storia cinematografica del west; sarà per un cast di tutto rispetto per fama e bravura. Con Appaloosa, il nuovo film diretto da Ed Harris, il Festival di Roma coglie gli applausi finora più forti da parte della stampa e si affaccia promettente all'incontro con il pubblico, certo della sua forza.
Virgil Cole (Harris), insieme al suo decennale compagno di avventure Everett Hitch (Viggo Mortensen) è un saldo difensore della legge nelle città che nel profondo west di legge ne hanno poca. I due, che dimostrano più di una volta di essere complementari tra loro, vengono assoldati dai governanti di una cittadina che ha perso il suo sceriffo, per mano dello spietato Randall Braggs (Jeremy Irons). Dovranno cercare di provarne la colpevolezza, nonostante una bella e solitaria donna (Renèe Zellweger), il cui arrivo in città non passa inosservato.
Harris prende in mano un romanzo di Robert B. Parker (di cui riprende gran parte dei meravigliosi dialoghi riadattandoli con l'aiuto dello sceneggiatore Robert Knott) e ne fa un film che stilisticamente rientra in modo perfetto nel genere tra i più classici del cinema americano, apportando qualche modifica azzeccata: “l'umorismo asciutto che viene direttamente dal romanzo di Parker” e il ruolo della donna, unica nel suo anticonformismo.
Evidente l'ottima complicità sul set tra Harris e Mortensen (già insieme in “A history of violence”) che si capiscono con un solo sguardo e, a volte, sembra sorridano con una purezza e una ingenua sincerità che vanno oltre la recitazione sul set.
Il resto, e non è poco, lo fanno gli altri attori, una bella fotografia e la sceneggiatura, di cui ho già parlato, capace di tenere lo spettatore divertito e attento per quasi due ore anche se ci sono poche scene di azione.
Patrizio Caruso

Regia: Ed Harris
Con: Ed Harris, Viggo Mortensen, Renèe Zellweger, Jeremy Irons
Nazionalità: Stati Uniti
Anno: 2008
Durata: 114'
Genere: Western

Da Festa del Cinema di Roma

$9.99

By Ufficio Stampa Universy Tv on 08:55

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione L'Altro Cinema|Extra

$9.99

di Tatia Rosenthal

$9.99, opera della regista israeliana Tatia Rosenthal, basato su alcuni racconti dello scrittore Etgar Keret, è un film d’animazione realizzato in stop-motion. Si tratta di un film corale, alla Magnolia tanto per intenderci (al quale peraltro il pensiero corre subito, durante e dopo la visione). I protagonisti sono gli abitanti di un condominio di Sydney: un giovane disoccupato che si interroga sul senso della vita, che sembra invece non interessare alle altre persone, suo fratello, che di mestiere fa il pignoratore, suo padre, profondamente turbato dall’aver assistito al suicidio di un vagabondo incontrato per strada, e poi un anziano signore alla perenne ricerca di qualcuno con cui parlare, un giovane appena lasciato dalla sua fidanzata, un bambino che sogna come molti altri di diventare un giorno un grande giocatore di calcio. Inizialmente ci si chiede perché non sia stato realizzato con attori “veri”, in carne ed ossa, ma ben presto ci si dimentica di tutto ciò: ci si concentra sulle loro esistenze, sulle loro ambizioni, sulle loro delusioni, sulle loro speranze, sulle loro emozioni, su tutto ciò che con la plastilina non si può fare. La storia, anzi le storie ci coinvolgono nel profondo, e come accade raramente in sala si ride e ci si emoziona allo stesso tempo.
“Altro cinema”. Ma che cinema.
Simone Saponieri

Regia: Tatia Rosenthal
Nazionalità: Australia
Anno: 2008
Durata: 78'
Genere: Animazione

Festival internazionale del film di Roma 2008 - Red Carpet - 2°parte

By Ufficio Stampa Universy Tv on 08:47

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SUMMER

By Ufficio Stampa Universy Tv on 09:34

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FESTIVAL INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione Alice nella città

SUMMER

di Kenneth Glenaan

Buon “Summer” non mente.
Intenso il film di Kenneth Glenaan, presentato al Festival di Roma nella sezione “Alice nella città”; tanto intenso che a guardarlo bene, forse sarebbe indicato anche a una visione adulta.
Robert Carlyle (tra gli altri in Trainspotting e Full monty),è un uomo che sembra sconfitto dalla vita; vive con l'amico d'infanzia, Daz, costretto sulla sedia a rotelle a seguito di un incidente stradale che lo ha sorpreso in adolescenza e di cui lo stesso Shaun/Carlyle è per metà responsabile. Scosso dalla vicenda, Shaun gli fa da amico e da padre, mantenendo insieme lui e il figlio, nato da una scappatella giovanile. Il film si scioglie per tutto il tempo su un susseguirsi di flashback che riportano Shaun indietro nel tempo attraverso immagini illusorie che gli si dipanano davanti in alcuni momenti della giornata e che a mano a mano si ripetono e si intrecciano con il presente, tanto che ad un certo punto quasi si confondono.
3 periodi della vita (infanzia, adolescenza e presente), quindi, come spesso sono 3 i personaggi che in relazione (Shaun giovane o giovanissimo con i suoi amici Daz e Kate, la quale poi diventa la sua fidanzata/mentore; Shaun, con lo stesso Daz e il figlio).
Fondamentali per la comprensione di questo film, complesso nella sua presunta semplicità e nella durezza del linguaggio, sono gli ambienti che fanno da sfondo alle storie: la scuola e l'ospedale, la casa e in particolar modo la natura, unico luogo di libertà, evasione, possibilità di essere sé stessi fino in fondo, lontano dalle offese dei compagni di scuola di Shaun (per i suoi problemi di apprendimento) motivo dei suoi scatti giovanili d'ira, lontano dalla madre di Kate, contraria alle frequentazioni della figlia con un ragazzo per lei instabile.
Il percorso di formazione di Shaun si sviluppa così più dagli errori del passato e al suo sguardo spesso coinvolto nel ricordo, che dalle vicissitudini e dalle esperienze, anche molto tristi, del presente.
Film ironico e tragico insieme, che raccoglie favori soprattutto grazie alla forza dei protagonisti, soprattutto di Carlyle, capace di saper esprimere tutto più con le espressioni che con le parole.

Patrizio Caruso

Regia: Kenneth Glenaan
Con: Robert Carlyle, Steve Evets, Rachael Blake
Nazionalità: Gran Bretagna
Anno: 2008
Durata: 83'
Genere: Drammatico

PARLAMI DI ME

FESTA INTERNAZIONALE
DEL FILM DI ROMA
sezione Selezione Ufficiale
Cinema 2008|Concorso

PARLAMI DI ME
di Brando De Sica

Parlami di me (di nuovo)
Che lo spettacolo teatrale “Parlami di me”, scritto da Costanzo e Vaime, fosse un grande successo lo hanno dimostrato la risposta positiva di critica e pubblico, gli incassi al botteghino (2 biglietti d'oro, premio annuale assegnato allo spettacolo teatrale più visto) e senza dubbio la bravura artistica di Christian De Sica, il quale sul palco mostra di sé e delle sue capacità molto di più di quello che il pubblico cine-televisivo riesce a cogliere solamente dai suoi innumerevoli film, circa 90, cinepanettoni e non resta da vedere se il tentativo di trasporre lo stesso spettacolo al cinema con la regia del figlio Brando, strada già battuta, ad esempio, da Aldo, Giovanni e Giacomo con Anplagghed al cinema, possa essere davvero valido. E a questo De Laurentiis risponde che la difficoltà nel produrre e distribuire un film come questo sta proprio nel saper trasmettere le stesse emozioni di uno spettacolo che lega l'omaggio al teatro con la storia pubblica e privata dell'attore ad un pubblico altamente eterogeneo.
Tecnicamente il film rimanda agli studi americani di Brando De Sica, laureato da poco alla Usc di Los Angeles (lo stesso Brando non ha esitato di parlare in sala stampa dell'incontro mistico col suo mentore David Lynch!...), il quale usa a pieno il linguaggio cinematografico per raccontare al pubblico a casa ciò che De Sica senior racconta al pubblico dal vivo. Vari punti di vista, non solo quello classico dello spettatore, più due inserti, anzi, un prologo e un epilogo brevi dove appare anche la mamma/moglie Silvia Verdone, sorella di Carlo e produttrice del film.
Tutto in famiglia, quindi, per un film che è un primo “vero” tentativo di Brando De Sica di fare quello che ha sempre voluto fare, con un aiutino alle spalle (perché non c'è dubbio che a tutti deve essere data la possibilità di dimostrare se si vale o no, ma è anche vero che è più facile partire o ripartire dopo un passo falso se si è figli e soprattutto nipoti di...) e per uno spettacolo, ormai non solo teatrale, che forse non sarebbe stato male lasciare tale.

Patrizio Caruso

Regia: Brando De Sica
Con: Christian De Sica

Anno: 2008
Durata: 95'
Genere: Musical



Da Festa del Cinema di Roma